Lettere

Una politica che ascolta i cittadini

Si fa un gran parlare in politica di partecipazione, democrazia, trasparenza, luoghi decisionali, oligarchia si, oligarchia no ed altre amenità. Sinceramente dopo diversi anni di militanza politica e partitica comincio a trovare stucchevoli questi discorsi e anche un tantino “farisaici”. Li trovo farisaici perché generalmente sono parole vuote usate come clava da picchiare in testa all’avversario politico.  Sono l’alibi di chi, senza onestà intellettuale, si rifiuta di accettare la complessità

della politica, di ricercare delle soluzioni condivise, di assumersi la responsabilità di portare avanti le scelte fatte e, soprattutto, di accettare il rischio di dover spiegare le ragioni delle decisioni prese. Insomma, forse si capisce da quello che ho scritto che non sopporto i politici, ma anche i cittadini che, in un tempo tutto fatto di semplificazione, rincorrono le banalità come se queste fossero “taumaturgiche” verso i mali e le contraddizioni della democrazia.

Questa lunga premessa per raccontare due semplici idee che come PD di Varese abbiamo e metteremo in campo. Sabato 25 settembre abbiamo presentato il nostro “questionario” diretto alla città di Varese. Una serie di domande, divise su più tematiche amministrative per conoscere i desideri, i bisogni, i sogni e le idee dei varesini. Abbiamo stampato ventimila copie e le distribuiremo girando tutti i quartieri e le castellanze della città. Incontreremo le persone, chiederemo loro 5 minuti e faremo compilare seduta stante il nostro questionario. Per chi non potrà sedersi ai nostri gazebo, poco male, consegneremo lo stampato e passeremo poi a ritirarlo in altra data.

Qualcuno potrebbe dire poca cosa di tutto questo, ma io non sono di questa opinione. Sabato scorso, un sabato freddo decisamente autunnale per intenderci, oltre un centinaio di persone si sono fermate a compilare il questionario al nostro banchetto. Le persone hanno discusso con noi e hanno voluto scrivere sul foglio le loro idee.

Era molto tempo che non vedevo questa disponibilità. Io credo che questo sia significativo del desiderio della gente, dei varesini di avere non il solito foglietto di propaganda da parte nostra, ma un qualcosa che li interpelli, che li faccia sentire capaci di esprimere delle idee, delle proposte e che queste possano trovare un ascolto. Su questa iniziativa il PD varesino sta investendo l’impegno dei propri militanti. Persone vere in carne e ossa non semplici numeri del tesseramento.

La seconda proposta è questa. Tra un paio di settimane al massimo saremo anche pronti con il nostro programma elettorale. Sarà la prima bozza perché lo sottoporremo ad aggiustamenti continui dovuti ai risultati, ovviamente, del questionario e perché abbiamo intenzione di fare in città una serie di “centri di ascolto”. L’idea, semplificando al massimo, è questa: no ai soliti e “barbosi e vecchi” convegni, rito della politica di qualunque schieramento; sì, invece, ad alcuni “punti d’incontro” in vicinanza di luoghi simbolo per la città, ma anche per la tematica che vogliamo affrontare e lì incontrare le persone interessate a quel determinato tema. Operatori, utenti, volontari, insomma tutti quelli che potrebbero avere qualcosa da dire e da consigliarci al riguardo.

Dunque, non noi che andiamo a dare la “lezione” di come si devono fare le cose, ma noi, il PD, i consiglieri comunali del PD, i nostri militanti che vanno ad “imparare”, che vanno ad “ascoltare” quello che altri hanno da dire.

Un programma di proposta. Questo è quello che noi vogliamo costruire insieme alla città.

Questo è quello che per noi può significare un programma partecipato e partecipato davvero. E su questo modo di lavorare noi del PD ci sentiamo di impegnarci nei confronti della città e di chiedere alla città tutta di aiutarci e di farsi sentire.

Roberto Molinari

Segretario cittadino PD

Città di Varese

30 settembre 2010
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Un commento a “Una politica che ascolta i cittadini

  1. rosetta lionetti il 25 gennaio 2011, ore 15:17

    Perchè noi cittadini dobbiamo lavorare fino a 65 anni per potere andatre in pensione,mentre i politici e segretari del governo,a loro sono sufficienti pochi anni (dai due ai cinque).Certo aumentano sempre più l’età pensionabile cosi una buona parte della cente si ammala e crepa e addio tanto attesa ……
    C’è da dire anche che noi donne siamo madri,mogli,casalinghe lavoratrici ecc…
    Non si può continuare così c’è troppa divrsità nella contribuzione lavorativa e anche quella pensionistica,tra noi cittadini e coloro che sono al governo.

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