Lettere

Muore Belgioioso. E i piccoli editori?

Parole nel tempo–editori in mostra al Castello di Belgioioso ha sempre suscitato molta emozione in me. La scoprii da semplice lettrice e nel mio percorso professionale l’ho guardata con sempre nuovi occhi. Ci sono entrata perché il libro è per me come una droga che penetra nel cervello e ti rimane dentro. Poi ne ho scritto dell’evento culturale più vero esistente sul territorio. Poi ancora ci andavo a scovare i piccoli editori da libraia.

Infine quest’anno Belgioioso per me è stato un altro viaggio con nuovi occhi: quelli di editrice in mostra tra maestri che hanno continuamente fatto salire l’emozione (altro che droga: Leonetti e Schwartz, hanno richiesto compensazioni lunghissime). Maestri che sfogliano i libri in cui stai credendo e lavorando, che li acquistano, che ne esternano i complimenti. “Parole nel tempo” è stato un vero vento emozionale.

“Chiude il festival dei piccoli editori e forse chiude anche la favola del re del castello di Belgioioso e del reame “Parole nel tempo.” Così Emanuela Audisio ha aperto un articolo di spalla in cultura de “La Repubblica”, raccogliendo l’URLO Guido Spaini che si conclude in “Ho vinto la scommessa, ma non credo che convenga più giocare”. Spaini nel lontano ’90 chiamò Elvira Sellerio e le propose un festival per editori ancora artigianali, che seguissero tutte le fasi della creazione del libro. “Siamo partiti con 50 editori ora siamo saliti ad un centinaio, con titoli che in libreria non si trovano”, prosegue su “La Repubblica” il castellano-mecenate. E questa è stata la mia Belgioioso negli anni.

Domenica sera ho fatto sorridere quel mecenate d’altri tempi, quando gli ho chiesto di regalarmi quella fantastica mappa del castello, dove campeggiava per prima proprio la nostra casa editrice: grazie a quell’uomo tutti i visitatori di Belgioioso ci hanno conosciuto. Grazie a lui ho trascorso due giorni con editori che stimo e che ormai sono passati alla nuova generazione: Manni e Moretti&Vitali su tutti, ma anche la varesina Sara Macchione con cui avevo condiviso solo l’estinto Amor di libro.

Belgioioso deve morire? Deve soccombere alle logiche del successo del libro-prodotto dal ciclo di vita di tre mesi? Personalmente non inseguo il successo, ma le sfide. E penso che la seconda generazione di piccoli editori italiani, quei novantasette compagni di viaggio di Belgioioso, possa portare nuova energia a Parole nel tempo, sostenendo il mecenate che ha tanto nutrito la piccola editoria negli ultimi ventanni. Penso che novantotto editori possano unirsi per chiedere a coloro che ci amministrano di salvare quella “cultura ed identità” qui rappresentata egregiamente: senza Parole nel tempo al Castello di Belgioioso, l’ultimo strumento del pensiero, il libro, muore.

Ma non dobbiamo assistere alle esequie, bensì far rivivere l’eredità del patrimonio italiano attraverso quella cultura ed identità che costruiamo con silenzioso lavoro e che sentiamo usare solo strumentalmente nelle propagande politiche. E se le tossicomanie godono di programmi di riabilitazione, noi dobbiamo rivendicare il diritto alla cultura ed identità.

Ombretta Diaferia

30 settembre 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi