Canton Ticino

Sindacati: giù le mani dai nostri frontalieri

Contro l’ignobile campagna contro i «ratti» italiani, che sarebbero poi i frontalieri italiani, lanciata in Svizzera, scendono in campo le organizzazioni sindacali. Da tempo girano su facebook e poi su volantini distribuiti in Ticino l’accusa ai 45 mila frontalieri che lavorano oltre confine.

Dicono i responsabili Cgil, Cisl, Uil Frontalieri Claudio Pozzetti, Gianmarco Gilardoni e Pancrazio Raimondo: “I numerosi frontalieri italiani che quotidianamente si recano in Canton Ticino per svolgere le proprie attività lavorative, non sono ladri, ma si guadagnano in maniera onesta la retribuzione che viene loro data. Diverso è il problema legato al fatto che alcuni datori di lavoro ticinesi sfruttano la debolezza contrattuale dei frontalieri, facendo loro ricoprire mansioni ben più che qualificate e pagandoli invece poco di più che apprendisti. Questo è il fenomeno da denunciare non certo quello dei lavoratori frontalieri”.

Il sindacato difende i lavoratori italiani che “ovunque abbiano svolto la propria attività lavorativa, hanno portato benessere all’economia locale e se il Canton Ticino sta vivendo oggi un periodo di crisi non è certo legato alla presenza dei frontalieri ma alla crisi globale che pervade tutta Europa. La presenza di frontalieri in Canton Ticino è massiccia da oltre un trentennio e non si capisce come solo ora qualcuno accusi questi lavoratori di rubare l’occupazione agli indigeni”.

No, poi, al riferimento ai reati commessi dagli stranieri. “I frontalieri si recano in Ticino per lavorare onestamente e onestamente devono essere trattati – continua la nota sindacale -. Siamo certi che la maggior parte dei cittadini ticinesi che sono onesti ed in buona fede non possono che condividere le nostre affermazioni”.

29 settembre 2010
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