Varese

L’ispettore Coliandro a Varese. E inchioda tutti alle poltrone

Una foto per ricordare la serata del Premio Chiara

Difficile capire quanto l’ispettore Coliandro sia davvero uguale o diverso dall’attore Giampaolo Morelli, che interpreta il personaggio creato dallo scrittore Carlo Lucarelli sullo sfondo di una Bologna “noir”. Entrambi bellocci, entrambi simpatici, entrambi un po’ “coglionazzi” (parola di Morelli). Resta un mistero. Nessun dubbio, invece, sul successo della serata di ieri, e del “Coliandro Day” organizzato dal Premio Chiara-Festival del Racconto: se il successo di un evento si misura non dalla gente che arriva all’inizio, ma da quella che resta fino alla fine, l’incontro con Morelli-Coliandro è andato alla grande. Complici la simpatia (e la nonchalance) di Morelli, la complicità di Marco Manetti (regista, insieme al fratello Franco, i Manetti Bros, della serie), le domande argute dell’arguto Gervasini, la proiezione del mitico episodio “Sempre avanti”, con un Cederna cattivo da brividi, quasi a mezzanotte la sala dell’ex Rivoli era sold out.

Brutte notizie, però, per i fans della serie dedicata a Coliandro. Sospesa da Rai due alla 12° puntata, nonostante andasse benissimo, resta molto incerto il suo futuro (tranne il fatto che “La Repubblica”, da lunedì prossimo, metterà in edicola i dvd della prima serie). Una fine legata allo stop alla fiction da parte della rete, ma che poteva essere prevedibile in questo Paese così conformista e mediocre. L’ispettore è un personaggio anomalo, poco nelle corde di chi ama polizieschi “politicamente corretti” come “Distretto di polizia”. Morelli e Manetti hanno evocato i difficili rapporti con la Polizia di Stato. Dopo avere letto le sceneggiature, scritte da Lucarelli, ha deciso di non concedere divise e mezzi, per poi ricredersi, visto il successo di pubblico.

In effetti è un ispettore molto particolare. “Non ho dovuto fare molto per interpretare questo ispettore un po’ coglionazzo”, ride Morelli. “Un personaggio pieno di difetti, sboccato, razzista, politicamente non corretto”, continua l’attore di origini napoletane, classe 1974. “C’è tutto Coliandro dentro Morelli, ma non tutto Morelli è dentro Coliandro”, aggiunge Manetti. “Uno sfigato seriale con le donne”, aggiunge il regista. Un personaggio costato parecchio all’attore, che racconta di avere scelto raramente una controfigura.

Prima della chiusura della serata, e mentre viene proiettato uno degli episodi, rapida cena al Ristorante Bologna. Dove Morelli apprezza molto la cucina e sceglie un piatto di pappardelle porcini e cinghiale. Poi, prima di farsi fotografare con Lorenzini, chiede un amaro “Unicum”, per cui ha una vera passione.  “Varese? Purtroppo l’ho vista pochissimo – confida Morelli -. Per quel poco che l’ho vista, mi sembra molto carina, e qui si mangia benissimo”. Ritorno all’ex Rivoli e conclusione con un montaggio di errori e il bagno di folla per dediche e autografi. Con la promessa di essere presto in libreria con il suo esordio da scrittore: un romanzo dal titolo “Un bravo ragazzo” (Fazi editore), storia di un diciassettenne che assomiglia ad un Coliandro adolescente e un remake in due puntate per Rai uno della “Donna della domenica”, che nel film era interpretato da un mitico Marcello Mastroianni. Una bella sfida per l’ispettore.

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27 settembre 2010
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