Chiesa

Varese, il palazzetto invaso dal popolo ciellino

Don Julián Carrón durante la catechesi

“Ma un dì si chiese chi era / che gli dava la vita / un dì si chiese chi era / che gli dava l’amor”. È stata incentrata sul ritornello della canzone “L’uomo cattivo” di Claudio Chieffo la giornata di inizio anno che sabato 25 settembre ha radunato oltre 50 mila aderenti al movimento di Comunione e liberazione alla fiera di Rho-Pero e in decine di città italiane e straniere collegate in diretta audio-video, tra cui Varese. Qui in migliaia, provenienti da tutta la provincia e dall’Altomilanese hanno ascoltato su maxischermi montati all’interno del palazzetto dello sport la lezione di don Julián Carrón, il successore di don Giussani.

“La portata dell’incontro con il Mistero la si sperimenta nelle circostanze – ha esordito il sacerdote spagnolo – perciò noi siamo chiamati alla conversione dell’io di fronte ad un avvenimento presente”. Coscienza e conversione sono le parole più volte ripetute nel corso della catechesi insieme all’esempio-testimonianza del cardinal Newman che il Papa ha ricordato, beatificandolo, nel corso del suo recente viaggio nel Regno Unito. “Possiamo aver fatto un incontro cristiano con il Signore – ha sottolineato riprendendo il testo di Chieffo – eppure ci alziamo la mattina lamentandoci di tutto e dimenticandoci che Dio non si ferma lì”. “Noi non sappiamo chi era – ha aggiunto – finché quell’incontro non riaccade”. Di lì “cambiamo il nostro assetto di fronte alle cose” e diventano evidenti tanto la coscienza della realtà – “che ha uno scopo chiaro: più vita e più amore” – quanto i doni del Cielo – sotto forma sia di eventi semplici sia di fatti eccezionali. Questa insomma “la strada per combattere il relativismo che riduce un avvenimento ad ideologia”.

“Non è vero che quello che capita capita”, ha spiegato Carrón, casomai bisogna capire  quando “quei fatti eccezionali che mi stupiscono mi portano a riconoscere Dio”. “Quando Lo abbiamo pensato con il cuore l’ultima volta proprio come accade ad un innamorato?”, si è domandato. Così “l’incontro fatto diventa il criterio per riconoscerLo sempre”. Un percorso irto di ostacoli – ha ammesso – pregiudizi, apparenze e modi di vivere in cui la scontatezza la fa da padrone: “ma quanto cammino di conversione ci resta da fare!”, ha esclamato. “Dobbiamo decidere cosa fare da grandi – ha concluso – se cioé cedere all’attrattiva di Cristo, mendicare di appartenere a Lui e non accontentarci di niente di meglio di Lui”. Non importa della latitanza o degli sbagli perché come recita la canzone “Era un uomo cattivo / ma cattivo, cattivo, cattivo / eppure così cattivo / il Signore lo salvò”.

26 settembre 2010
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