Cinema

Il Sessantotto di Fantoni Minnella alla Feltrinelli

Una sequenza del film "The Dreamers" di Bertolucci

Considerarlo un libro di cinema, magari di quelli frettolosi e un po’ sciagurati che vengono pubblicati in grande quantità, soprattutto in occasione di rassegne finanziate dagli enti pubblici, sarebbe davvero riduttivo. In realtà, è un ampio affresco di un’epoca, di una cultura, di una sensibilità, in cui il cinema è una parte del tutto. E’ questo l’approccio che guida Maurizio Fantoni Minnella, scrittore e critico cinematografico e, più recentemente, anche originale documentarista, nel trattare il cinema italiano di quando si sognava di cambiare l’Italia in un volume con un titolo suggestivo “Paradise Now. Sulle barricate con la macchina da presa. Cinema e rivoluzione negli anni sessanta e settanta” (pubblicato da Marislio), che oggi pomeriggio, venerdì 24 settembre, sarà presentato alla Libreria Feltrinelli di Varese, alle ore 18. Oltre all’autore, interverranno il giornalista della “Prealpina”, grande esperto di cinema e di teatro, Diego Pisati, e il direttore di Varesereport.it, Andrea Giacometti.

Il volume di Fantoni Minnella è davvero ampio, e prende le mosse dalla famosa contestazione veneziana alla Biennale del cinema e da un mostro sacro del cinema, Jean-Luc Godard, come figura emblematica di furia iconoclasta (peraltro testimoniata anche nell’ultimo, sconcertante, recente,  “Film Socialisme”). Ma non solo macro-storia, anche micro-storia, due facce che sono costanti lungo tutte le pagine del libro: l’autore prende in esame le pellicole del Bellocchio maoista, le pellicole militanti di Lotta Continua, il francescanesimo della Cavani cattolica di sinistra, il Tinto Brass non ancora ammaliato dall’eros casareccio.

Davvero interessante il capitolo sul cinema italiano e il confronto con la stagione dell’autunno caldo operaio, dove campeggia, ancora oggi, l’allora contestato “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri, con l’attore-icona per eccellenza, Gian Maria Volontè. Accanto al documentario  del grande Ugo Gregoretti – ancora piccola e grande storia – sull’occupazione della tipografia romana Apollon.

Le pagine di Fantoni Minnella si affacciano poi oltre i confini nazionali ed europei, per affrontare la cinematografia dell’Est e quella relativa all’America Latina (ma il fluviale “Che” di Soderbergh è buttato giù dalla torre o salvato?).

Ma, come del resto si è già sottolineato, il capitolo più controverso è quello dedicato alla lotta armata, perché implicitamente ammette – tesi diffusa spesso a destra – che quest’ultima sia stata un’appendice finale del Sessantotto, quasi una sorta di sua anima nera o, comunque, un coerente sviluppo delle “barricate” di cui parla il titolo. Mentre appare assai più intriso dello spirito del Sessantotto (e dintorni, compresa rilettura critica) la filmografia di Nanni Moretti che, invece, non appare nel volume. Un capitolo denso e provocatorio che certamente oggi sarà approfondito alla Feltrinelli.

24 settembre 2010
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