Cultura

Dal Cavedio un elogio dello scrivere breve

Racconti brevi, anzi brevissimi, illustrazioni e fumetti. E’ la ricetta dell’edizione 2010 del Concorso Internazionale Il Corto Letterario e l’Illustrazione, giunto alla sua settima edizione. Le iscrizioni al premio, varato nel 2003 dall’associazione culturale Il Cavedio di Varese e dimostratosi da subito una delle “competizioni” letterarie più originali nate e cresciute in Provincia di Varese, sono già aperte e proseguiranno fino al 18 ottobre 2010, mentre le premiazioni si terranno a novembre nel suggestivo scenario del Chiostro di Voltorre.

Come di consueto lo scopo del concorso è scoprire nuovi nomi nell’affascinante disciplina del racconto breve, ormai una specialità del Cavedio, spingendo gli autori a cimentarsi con opere contenute in un massimo di 2600 battute spazi compresi. Ma non mancheranno le altre categorie: ci saranno sempre le sezioni dedicate al “racconto entro 12000 battute” e all’illustrazione, mentre è al suo esordio la categoria “Fumetto”, new entry 2010.

Cinque invece i temi proposti oltre al classico “libero”. Gli autori potranno scegliere fra “Elettrodomestici di casa”, “Alberi che parlano e che ascoltano”, “Tessere, tramare, tirare i fili e le somme”, “Favole a colori” e “La lotta contro la povertà e l’esclusione sociale” derivato, quest’ultimo, dall’Anno Europeo 2010. Come ogni anno la giuria del concorso conterà su personaggi di spicco nel panorama culturale varesino e non solo, e sarà presieduta da Valeria Palumbo, caporedattore centrale L’Europeo e scrittrice, per le sezioni dedicate ai racconti, e dall’illustratrice Chiara Dattola per illustrazione e fumetto.

Proprio Valeria Palumbo ha sottolineato l’importanza del racconto breve. “Ormai – ha detto – ci scriviamo, amiamo, lasciamo per sms. Le giapponesi scrivevano (è già un fenomeno al tramonto, vecchio di circa due anni) micro-puntate di romanzi d’amore che avevano milioni di cellular-lettrici. E, a noi italiani, fanno ancora paura i racconti brevi. Per raccontare un fatto ci perdiamo per strada. Per questo il concorso sul “corto” del Cavedio ha un doppio merito: è originale (in Italia si premiamo fiumi di orribili poesie e di ancor più orribili romanzi casarecci); e ha un valore morale. Essere sintetici ed efficaci non è soltanto un obbligo della modernità, è quasi una norma di buona democrazia oltre che di buona educazione. Corti però, non “rapidi”: non è differenza da niente. Per scrivere cinque righe efficaci, come sanno tutti i giornalisti, ci vuole molto di più che per scriverne 40. Per scrivere un corto bello occorre molto tempo; bisogna aver fatto ottime letture e aver depurato il pensiero, averlo reso zen ed essenziale. Quasi una forma di meditazione. Vediamo se l’Ipad farà cambiare idea a scrittori ed editori, secondo i quali i racconti, in Italia, non vendono: io mi abbonerei volentieri a un servizio che ogni mattina mi svegliasse con un minicuento perfetto e ironico.”

“La prima finalità del concorso – ha detto invece il presidente del Cavedio Fiorenzo Croci – è e sarà sempre quella di mettere in evidenza gli autori meritevoli, per dare loro una possibilità di espressione anche attraverso le varie attività dell’associazione. Il corto in particolare ha la peculiarità di poter essere utilizzato per numerosi e particolari prodotti culturali, come cartoline, segnalibri ma anche agende e calendari. Dal 2009 esiste inoltre una collana delle “Edizioni Il Cavedio” che si chiama proprio “Fiato Corto”, e raccoglie racconti brevi e brevissimi di autori cresciuti attraverso i corsi di scrittura e le iniziative dell’associazione. Mi riferisco ad esempio ai progetti “La palestra dei nuovi talenti” o “La vetrina da leggere”, che hanno contribuito a portare avanti la filosofia del corto a Varese e non solo”.

23 settembre 2010
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