Varese

“Clandestino Day”. Tutto ciò che la Lega non vi dice

La presentazione alle Acli di Varese del "Clandestino Day"

Una giornata di mobilitazione contro stereotipi e luoghi comuni che alcuni partiti, come la Lega, utilizzano per fare incetta di voti sfruttando paure e incertezza. E’ questo, in sintesi, il senso del “Clandestino Day”, l’appuntamento organizzato venerdì 24 settembre, in tutta Italia, dal giornale Carta. Anche a Varese, dove opera da tempo un eccellente Coordinamento Migranti, che collega un ampio ventaglio di realtà sociali, politiche e culturali. Un esempio di “eccellenza” che la città giardino può vantare. Del coordinamento varesino fanno parte ACLI COLF Varese ; ACLI Provinciali Varese; Ago della Bilancia; ANOLF Varese Onlus; ANPI sezione Varese; ARCI Provinciale Varese; Associazione I Figli del Congo; Associazione Senegalesi e Simpatizzanti di Varese e Provincia; Associazione Ucraina “Anna-Sofia”; ASTVP TOGO; CGIL Varese; CISL Varese; Circolo d’Aiuto All’Africa; Comitato Palestina; Comitato PRIMO MARZO; Cooperativa Lotta Contro l’Emarginazione; Coordinamento Immigrati Cgil Varese; Donne in nero; IPSIA-Acli; LAV gruppo di Varese; Movimento UBUNTU; PdCI-FdS Federazione di Varese; SEL Varese; @.C.V. – @ssociazione Cultur@ V@rese; UISP Comitato Provinciale Varese.

Ma torniamo al “Clandestino Day”. Come titolo, la giornata ha scelto “Clandestini non si arriva, si diventa!”, un modo per evocare la delirante normativa sugli stranieri che vige nel Bel Paese. La spiega Sergio Moia, Cisl Varese. “Qui gli stranieri arrivano in maniera regolare, con un visto di tre mesi. Scaduto il quale sprofondano nella clandestinità, diventando lavoratori in nero e clandestini come residenza. E neppure sono clandestini quelli che arrivano con le carrette del mare, dato che sono quasi tutti richiedenti asilo”. Una condizione terribile, da superare al più presto, come dice la dirigente Cgil Varese, Oriella Riccardi. “La clandestinità finisce per essere un passaggio inevitabile, obbligatorio. E può essere superata con una regolarizzazione di tutti gli stranieri, e non solo delle badanti, come è accaduto con il decreto del 2009”.

Dunque, un impegno forte contro la trafila della clandestinità, spesso agitata in politica come uno spauracchio, come rimarca la dinamica Alessandra Pessina, esponente della Uisp. E non sembra casuale, o appare come una coincidenza singolare, che il 24 settembre, dalle 16 alle 19, sia stata scelta proprio piazza Podestà a Varese per proporre il “Gioco del clandestino”, un modo per conoscere da vicino difficoltà e umiliazioni che lo straniero affronta in Italia. Verranno anche raccolti contributi in favore delle popolazioni pakistane.

Ma non c’è solo politica nell’impegno del coordinamento. Come dice Ruffino Selmi, Acli provinciali e regionali, “la questione della clandestinità non è che la punta dell’iceberg, che affonda nelle opinioni di tanti. E’ dunque importante che sia stato avviato un percorso di tante realtà che, insieme, riportino alla verità i ragionamenti sugli stranieri”. Un ragionamento al quale fa eco Giulio Rossini, presidente Arci Varese, organizzatore di “Un posti nel mondo”, la rassegna di cinema e cultura che quest’anno molto spazio dedicherà agli stranieri e all’integrazione. “C’è bisogno di comunicare a viso aperto con chi non la pensa come noi, mettendo in atto, anche nella quotidianità, gesti di prossimità e di collaborazione, proponendo una comunicazione chiara sul problema, frontiere su cui le forze del progresso hanno sempre mostrato una marcia in più”.

Alla riuscita del “Clandestino Day” anche il movimento di italiani e stranieri Ubuntu contribuirà, con opere d’arte e con t-shirt con sopra scritto “Io ero clandestino”. Ubuntu, come ricorda il leader Thierry Dieng, ha anche scritto una lettera aperta agli italiani che richiama una cultura di apertura e di integrazione in nome della creatività e dell’arte.

22 settembre 2010
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