Al Milano Film Festival la resistibile guerra dei danesi

Una sequenza di Armadillo

E’già possibile tentare qualche bilancio del Milano Film Festival che, giunto alla sua quindicesima edizione, domani vedrà proclamare i vincitori nelle varie sezioni. Certo, considerata la varietà e la quantità di proposte quest’anno in programma, ogni bilancio è necessariamente approssimativo.

 La kermesse organizzata ogni anno da “Esterni” è diventata un appuntamento annuale significativo, che riscuote sempre molto successo soprattutto presso un pubblico giovanile. Un successo che va di pari passo con la scelta di proporre pellicole ricche di spunti e non sempre facili. Lungometraggi, corti, retrospettive (impietosa, quest’anno, quella dedicata a Jim Jarmusch, che ha proposto anche terrificanti videoclip su Waits), rassegne e dibattiti, tutto quanto fa MIFF.

Guardiamo alla rassegna dei lungometraggi, da  sempre un punto d’osservazione attendibile sullo stato di salute del MIFF. Il vincitore sarà designato da una giuria straniera, e neppure un film italiano è stato selezionato (il che non è un gran male, naturalmente). In concorso si è potuto vedere il russo “mama”, film estremo dei coniugi Yelena e Nicolaij Renard, storia di silenzi e movimenti quotidiani, sguardi e gesti che si scambiano un gigantesco figlio obeso e una madre premurosa e accorta. Una pellicola che, inizialmente, esaspera lo spettatore, perché procede con lo stesso passo, lentissimo, del ragazzo.

Non del tutto convincenti, invece, i due documentari finalisti. “On the other side of life” di Stefanie Brockhaus e Andy Wolff, coproduzione tedesco-sudrafricana, segue la vita di due giovani fratelli nell’inferno della periferia di Cape Town, tra miseria quotidiana e reclusione in carcere. Ma ancora più perplessi di resta nel vedere un documentario molto atteso, “Armadillo” del danese Janus Metz, camera al seguito di un gruppo di militari danesi in missione nell’Afghanistan dei Talebani (ieri sera era presente in sala il direttore della fotografia Lars Skree). E’ parso un film un po’ furbetto che, dichiarandosi non schierato, in realtà propone il nemico come disprezzabile e disumano. Ma verso un nemico morto (e Talebani morti se ne vedono parecchi) è lecito non mostrare alcuna pietà? Un quesito al quale il film risponde che è lecito, su uno sfondo di vicende e comportamenti che non di rado appaiono molto filo-governativi.

Ricchissimo anche il concorso dei corti, presentati ad una platea sempre sold out. Tra le tante pellicole proposte al MIFF, una ha ottenuto un grande consenso di pubblico, con tanto di ovazione finale. E’ il corto d’animazione  “Logorama”, realizzato dal collettivo francese H5, pellicola che ci mostra un universo futuribile violento e dominato da brand e loghi, che si animano e diventano personaggi. Da segnalare, in concorso, l’italiano “Il pianeta perfetto”, firmato dal varesino, già consacrato dal nostrano “Cortisonici”, Astutillo Smeriglia.

18 settembre 2010
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