Ecomafia, Varese quinto capoluogo lombardo per reati

Presentazione del rapporto di Legambiente

“Ecomafia” è un termine che è stato coniato nel 1994 proprio da Legambiente per definire l’insieme delle attività illecite realizzate dalle criminalità organizzate per eludere le leggi che tutelano l’ambiente. E proprio ieri sera, a Varese, si è tenuto un importante incontro voluto da Legambiente, Libera e Coop, associazioni che da diverso tempo svolgono campagne di sensibilizzazione su queste tematiche, in occasione della presentazione del Rapporto Ecomafia 2010. Un’opera collettiva, giunta alla diciottesima edizione, coordinata dall’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente e realizzata in collaborazione con tutte le forze dell’ordine e i magistrati impegnati nella lotta alla criminalità ambientale.

Ieri allo spazio ScopriCoop a Varese, hanno raccontato, ad un vasto pubblico, le storie e i numeri del Rapporto Antonella Buonopane, referente provinciale di Libera, Sergio Cannavò, vicepresidente Legambiente Lombardia, e Davide Corbella, responsabile polizia giudiziaria aliquota reati contro l’ambiente della Procura di Busto Arsizio. La serata non poteva che iniziare con il ricordo di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica ucciso il 5 settembre scorso.

“L’omicidio del Sindaco-pescatore – ha dichiarato Sergio Cannavò -, un uomo che ha combattuto per la legalità, la tutela dell’ambiente, il benessere della sua comunità, conferma la teoria che la criminalità organizzata abbia già spostato molti suoi interessi verso il business dell’ambiente.”

A riprova, basta leggere i dati di questo rapporto, che si rifanno all’anno 2009, dove si riscontra un costante aumento di reati ambientali in tutto il territorio italiano e non più solo nel sud Italia. Non bisogna infatti scorrere di molto la classifica provinciale delle illegalità ambientali per trovare infrazioni, denunce e sequestri anche nel territorio lombardo.

“Un terzo sul totale nazionale dei traffici illegali di rifiuti – ha sottolineato l’esponente ambientalista – interessa infatti proprio la Lombardia, intesa sia come area di transito sia come area di stoccaggio. Le irregolarità legate al traffico illegale di rifiuti stanno seguendo un trend stazionario se confrontato con il Rapporto Ecomafia 2009.”

Lombardia dunque sempre più protagonista di importanti indagini che riguardano traffici illegali che vedono in particolar modo la ‘ndrangheta srotolare i suoi lunghissimi tentacoli in tutta Italia e specialmente nel territorio lombardo. Un’eccezionale operazione di carabinieri e polizia, denominata “il Crimine” ha però inferto un durissimo colpo alla criminalità organizzata nel luglio scorso: oltre 300 persone infatti sono state arrestate e i vertici delle principali cosche sono stati duramente colpiti. A dimostarzione che, se il fenomeno dei traffici illeciti sembra espandersi con velocità e profondità inaudita, la lotta contro l’illegalità prova, a volte con successo, a stare al passo nel suo contrasto.

Cannavò ha ricordato come anche la provincia di Varese riveli una situazione preoccupante. Basti pensare alle recenti inchieste “Replay” (con l’arresto di Salvatore Accarino, amministratore di una società di Olgiate Olona e principale responsabile di un enorme traffico di sostanze pericolose tra Campania, Lombardia, Piemonte e Puglia) e “Rewind”, oltre al sequestro di una estesa area a Lonate Pozzolo in cui è stata scoperta una grande cava coperta di rifiuti. Un’operazione, quest’ultima, partito dalle denunce di qualche anno fa delle Guardie del Parco del Ticino, allora comandate da Davide Corbella.

Varese si posiziona infatti al 5° posto tra i capoluoghi di provincia lombardi nella negativa classifica annuale delle illegalità ambientali all’interno del complesso sistema dello smaltimento dei rifiuti, con 19 infrazioni, 8 denunce e 1 sequestro. 21 infrazioni e 25 denunce invece si rilevano nell’altro grande “settore di investimento” delle criminalità organizzate: il ciclo del cemento. L’aumento di queste irregolarità ha portato, nella procura di Busto Arsizio, all’istituzione da febbraio di una apposita sezione (aliquota) che, in stretta collaborazione con la Guardia Forestale Provinciale, si occupa dei reati contro l’ambiente.

“Una sezione – ha sottolineato Corbella, responsabile della stessa -, che raramente si trova in Italia, soprattutto nelle piccole Procure con pochi uomini e mezzi, come è, vi assicuro, anche la nostra. Per questo bisogna ringraziare il Procuratore Capo Dettori, da sempre attentissimo al contrasto alla criminalità ambientale”.

Corbella ha raccontato con passione la sua esperienza nelle forze dell’ordine, individuando i molteplici problemi presenti all’interno del sistema giudiziario: “Spesso lo Stato non corre alla stessa velocità della criminalità organizzata. Solo per fare l’esempio della piccola procura di Busto Arsizio: ci sono solo 6 magistrati, in una zona molto vivace dal punto di vista criminale, e che comprende anche l’aeroporto di Malpensa, un luogo che già da solo richiederebbe la presenza di un magistrato che vi si impieghi tutto il giorno”.

Una situazione di questo tipo, sommata alle infinite pratiche “minori” che ogni giorno invadono la piccola Procura e alla lentissima burocrazia, come ricorda Corbella (“bisogna ancora annotare manualmente e su enormi registri ogni singola fotocopia fatta”) non permettono di concentrare le forze investigative su una sola grossa indagine.

Ma altri problemi contribuiscono ad ostacolare e vanificare le indagini, basti pensare alla prescrizione, un’annosa questione che interessa il nostro paese da troppo tempo. “Oblazione e patteggiamento diventano dunque gli unici strumenti efficaci per ottenere il sequestro di un bene e che in caso di condanna conducono alla confisca”. E proprio di sequestro e confisca ha parlato Antonella Buonopane di Libera Varese: 46 sono i beni confiscati in provincia alle mafie grazie alla legge 109 del ’96, la legge che consente la destinazione ad uso sociale dei beni confiscati, dei quali 19 sono già stati assegnati.

“Ma nonostante le innumerevoli difficoltà – ha concluso Corbella – si può intervenire in maniera decisiva quando si verifica un collegamento tra la Procura, la polizia giudiziaria, il mondo associativo e i cittadini”.

Cosa fare, in conclusione, per contrastare più efficacemente le ecomafie? Cannavò ha elencato una serie di proposte che il Cigno Verde è convinto possano far compiere un salto di qualità nella lotta ai reati contro l’ambiente.

- L’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel codice penale, già prevista da una direttiva dall’Unione Europea.

- La nascita di Osservatori provinciali e regionali specializzati sui reati ambientali, che si facciano anche carico di progetti di educazione e informazione.

- L’estensione del decreto legislativo 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle società anche ai reati ambientali.

- L’avvio di una campagna di monitoraggio immediato delle opere pubbliche a rischio calcestruzzo depotenziato.

16 settembre 2010
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