Varese

Il fascino antico degli spalloni della Emilitri Ruspa

La Zangarini legge passi dell'opera della Emilitri Ruspa

Storie di guerra e di lago, ma soprattutto di eterni inseguimenti tra le guardie e i ladri che hanno abitato la grande epopea del contrabbando. Sono gli ingredienti dell’ultima opera della tradatese Patrizia Emilitri Ruspa, “La Volta del Bricolla”, pubblicato dall’editore Pietro Macchione e presentato alla Libreria Feltrinelli di Varese. Storie che hanno il sapore di fatti lontani, che evocano un mondo ormai scomparso. E che sprigionano un loro fascino, come ha dimostrato il numeroso pubblico accorso alla presentazione del volume che Chiara Zangarini ha introdotto.

La Emilitri Ruspa non è una scrittrice alle prime armi. Come lei stessa ha rivelato, il suo volume nasce da un primo racconto, che si è aggiudicato il primo posto al concorso “Conca azzurra” di Ranco, un “certamen” lanciato dal professor Francesco Ogliari. Da quel momento ha preso piede in lei una vocazione alla scrittura, certamente già esistente, ma che non aveva ancora avuto occasione di dispiegarsi. A suscitare l’idea dell’opera un volume, pubblicato dallo stesso editore e trovato su una bancarella, “Lungo i sentieri del contrabbando”. “Un tema che mi ha affascinato, e che mi ha spinto – ha raccontato la scrittrice – a fare ricerche, a ricercare ciò che altri avessero scritto di questo tema in relazione al nostro territorio. Una tradizione molto povera, mentre non mancano opere relative al Comasco, al Lecchese, alla Valtellina”.

Quanto alla “location”, la scrittrice ha scelto il nostro territorio anche per il forte legame con il lago. “Adoro il lago – ha ammesso -, per la sua calma in superficie e il movimento che c’è sotto. Il Lago Maggiore è stupendo, ideale per ambientarci un romanzo”. E proprio sulle sponde del lago, e sul confine italo-svizzero, si muovono i personaggi di questa opera, con i loro nomi inconfondibili (Naso, Campanella) e si svela la loro condizione di fuorilegge un po’ alla buona. “Sì, i miei sono contrabbandieri romantici – sottolinea la Emilitri -, che fanno contrabbando per sopravvivere e che restano fedeli ad un codice etico molto forte”.

Ma al di là di titoli, storie e personaggi, ciò che spinge l’autrice è “la passione di scrivere, un percorso lungo, che chiede dedizione, tempo, studio, ma che dà grande soddisfazione e fa divertire”. Una passione che ha portato la Emilitri a vincere (insieme ad altre due scrittrici) il controverso Premio Chiara Inediti e che l’ha portata a portare a termine anche l’opera “Il conto della serva”, presto in libreria.

9 settembre 2010
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