Varese

Editori a Varese, una grande passione nel cuore

Da sinistra, Macchione, Scardeoni, Azzalin, Della Porta Raffo

C’è un episodio, quasi un piccolo apologo, che riguarda la Milano alla fine dell’ultima guerra. Nella città meneghina, ancora piena di macerie per i bombardamenti, il primo edificio che i milanesi decisero di ricostruire fu il Piccolo Teatro di Milano. Un piccolo, grande segno di quale valore avesse, allora, la cultura per la città e per i cittadini. Un frammento di storia evocato dall’editore-poeta-dentista Dino Azzalin per ricordare che non è indolore il taglio agli investimenti in cultura. “Stiamo attenti al fatto che, il prossimo anno – dice Azzalin – il Comune di Varese pensi di tagliare l’80% dei fondi. E’ reale il rischio di un imbarbarimento della società”.

Esseri strani, questi piccoli editori a Varese, che si confrontano sul loro mestiere di editori “made in Varese” al Caffè Zamberletti, ospiti dei Salotti dell’ironico Mauro della Porta Raffo. Gente strana che, come dice Pietro Macchione, “fa un lavoro che, più che altro, offre soddisfazioni morali”. Personaggi anomali che, come Azzalin, patron della Nuova Editrice Magenta (NEM), inizia la carriera di editore rilevando un vecchio marchio di prestigio e “salvando” dalla dispersione i vecchi libri di quel marchio stipati in cantina (inclusi quelli con pagine del primo Pasolini, di Sereni, di Sanguineti). Persone che, quasi, creano imbarazzo quando confessano di volere recuperare una memoria scomoda e spesso “rimossa”, come racconta Carlo Scardeoni, proprietario della casa editrice Arterigere, che si è affermata grazie alla bella collana “La Memoria”.

Eppure sono proprio i piccoli editori, a Varese come altrove, la parte più vivace e irrequieta del mondo culturale. “La cultura dovrebbe essere aiutata dal Palazzo – insiste Azzalin -. Le difficoltà non sono imputabili a sindaco o assessori, ma alla scarsa sensibilità della città, lontanissima da quella Milano di fine guerra”. E, giustamente, cita il caso del Festivaletteratura di Mantova, “una città che ci ha creduto, iniziando con pochissime risorse, ma credendo in un progetto collettivo”. Ma i piccoli editori non vogliono cedere al pessimismo. “Riusciamo a vendere circa un migliaio di copie di ogni titolo – riprende Scardeoni -, e questo ci consente di continuare a pubblicare”. Uno sforzo che, spesso, trova ostacoli imprevisti, come l’abolizione delle tariffe agevolate per la spedizione dei libri. Ma, soprattutto, grazie ai piccoli editori si affacciano in libreria nuovi autori: è il caso della collana “Green” di Macchione, scrittori in erba, dai 17 ai 22 anni.

E, dunque, avanti così. Nonostante difficoltà, nonostante insensibilità dei politici, nonostante soddisfazioni più morali che economiche. E realizzando tutto in famiglia, con al massimo un dipendente. Purché resti chiaro che la qualità continui ad essere la costante per questi editori piccoli, ma con la passione della cultura nel cuore.

9 settembre 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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