Economia

Sicurezza sul lavoro, un bene sempre irrinunciabile

Sono passati dieci anni da quel caldo pomeriggio di settembre quando, già arrivato a casa, mitelefonarono avvisandomi che era avvenuto un grave infortunio sul lavoro in Aermacchi: “Purtroppo un tuo collega è morto”.Paura, sgomento, ansia, pensieri che si rincorrono nella testa. Chi sarà? Cosa fare? Cosa sarà successo? Di corsa, con i miei colleghi del sindacato, ci siamo recati in azienda per capire cosa è accaduto,  come può essere successo un fatto così grave.

Arrivati a Venegono le cose non erano come di solito: i carabinieri, i pompieri, le ambulanze della croce rossa. Estranei che non vorresti mai vedere in “casa tua”. I volti delle persone cambiati dal dolore, segnati dalla preoccupazione, forse anche dal tormento per un fatto che non deve accadere. Mai. Poi lo snocciolarsi delle informazioni, capisci cosa può essere successo e chi è stato vittimadell’infortunio: si, quella persona riservata che spesso incontravi nel cortile con la sua tuta verde della manutenzione, che fa parte di quel gruppo di lavoratori che ogni giorno, senza che tu te nerenda conto, ti garantisce la corrente elettrica per le tue attività, ti fornisce il caldo dell’inverno, verifica che tutto funzioni per il verso giusto.

La sera torni a casa e ti resta dentro quel misto di rabbia e tristezza, la sensazione che ti abbianoviolato nel profondo, come se un ladro sia entrato dentro la tua casa e ti abbia rubato qualcosa di prezioso, una cosa di cui tu non puoi fare a meno. E, soprattutto, la coscienza che stasera tu puoi abbracciare i tuoi figli e tua moglie mentre due figli e una moglie non possono più abbracciare il loro papà e marito.

Poi c’è il giorno dopo, la necessità di fare qualcosa: le riunioni, le discussioni, la decisione di riuniretutti i colleghi in cortile per un lungo, interminabile momento di silenzio nel cortile dell’azienda. Un momento importante, una presa di coscienza collettiva che vale molto più delle parole e dei comunicati. Le vicende che si sono succedute poi hanno definito le responsabilità ma di questo, oggi, non voglio parlare.

Possiamo invece dire che la cultura della sicurezza, in questi anni, è sicuramente cresciuta tra i lavoratori, anche grazie alla formazione. Una coscienza che però deve essere continuamente rafforzata, perché la salute e la vita stessa sono valori inestimabili e non negoziabili. Spiace che in questi giorni un ministro abbia detto, in riferimento alla normativa sulla sicurezza del lavoro, che certe leggi in Italia sono un lusso che non ci possiamo permettere. Io dico che certe morti non possiamo più tollerarle, è la nostra esperienza diretta che ce lo fa dire. E, come diceva lo slogan della settimana europea per la salute e sicurezza sul lavoro del 2001, IL SUCCESSO NON E’ UN“INCIDENTE”, quello che succede non avviene a caso ma perché qualcosa non era stato previsto e adeguatamente eliminato.

Un’ultima considerazione, più personale, fa riferimento alla testimonianza di un grande uomo che tutti abbiamo conosciuto, Karol Wojtyla. Giovanni Paolo II, nel libro “Dono e Mistero” (http://www.vatican.va/archive/books/gift_mystery/documents/archive_gift-mystery_book_1996_it.html) descrive anche la sua esperienza come operaio nel 1940 in una cava di pietra collegata con la fabbrica chimica Solvay. Fu testimone della morte di un suo compagno di lavoro. A tal proposito scrive: “Ero presente quando, durante lo scoppio d’una carica di dinamite, le pietre colpirono un operaio e lo uccisero. Ne rimasi profondamente sconvolto”.Il Papa in occasione di quell’evento, ha scritto una poesia, “In memoria di un compagno di lavoro”, contenuta nel libro “La cava di pietra” ( http://www.vatican.va/jubilee_2000/pilgrim/documents/ju_gp_01052000-5a_it.html). Vi  invito a leggerla. Vi troverete, spero, una grande consolazione.

Graziano Resteghini

8 settembre 2010
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Un commento a “Sicurezza sul lavoro, un bene sempre irrinunciabile

  1. Giampaolo Fanini il 8 settembre 2010, ore 18:05

    Grazie Resteghini per uno scritto così umano e così equilibrato. Mi ha colpito profondamente, anche perchè proprio in questi giorni ho perso un caro amico per un infortunio. Uno di quei banali e stupidi infortuni che succedono quotidianamente: è caduto da una scala, in casa.
    Il fatto è che io ho passato una vita a parlare di sicurezza nel mio lavoro, e mi sento ancora più coinvolto, quasi che in parte fossi responsabile. Perchè tanta leggerezza da parte di TUTTI?
    Grazie ancora.
    Giampaolo Fanini

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