Poesia

Nuovi versi della Turroni. Tra guerre e immigrati

Paola Turroni, poetessa e performer

Nella splendida cornice della Rocca dei Bentivoglio a Bazzano si è svolta ieri la premiazione per poesia e videopoesia, firmata CARTA | BIANCA, alias Stefano Massari. CARTA | BIANCA ha scelto una linea sobria e virale. Ha utilizzato una forma di comunicazione “sociale”, ha fatto gruppo.

Stefano Massari è un autore, un videoartista, un uomo di pensiero prima che di strumento. Ricordiamo le sue opere edite “Libro dei morti” (Book Editore) come “Serie del ritorno” (La vita Felice), ma anche quel fantastico progetto “Land”, che ha realizzato per anni e gratuitamente, diffondendolo in ogni luogo di cultura italiana, e soprattutto, quello straordinario lavoro che già circuita sul web e nelle principali manifestazioni “invernali”.

“Macchine del diluvio” lo abbiamo condiviso sul web (work in progress) per tutto l’inverno, incontrandolo per la prima volta pubblicamente e “completo” al Bloom di Mezzago a maggio per la stagione PoesiaPresente (dove era presente anche il “nostro” Ale Leo Leone ed il maestro della videoarte italiana Giacomo Verde). In quella sede Stefano Massari ci aveva presentato il suo lavoro appena ultimato (ma sempre work in progress): una vera visione “attualdiluviana”. Ed aveva parlato di CARTA | BIANCA: una nuova realtà nel panorama nazionale che voluta dagli autori stessi si contrappone primariamente a tutte quelle case editrici (tra le quasi diecimila in Italia), che in realtà sono inesistenti ed invisibili al mercato. CARTA | BIANCA è una realtà complessa che si pone come generator di cultura attraverso performance, concerti, reading, spettacoli nel territorio bolognese. Ma da oggi, giorno seguente la proclamazione dei due vincitori delle sezioni poesia e videopoesia del premio Bazzano, si presenta a tutti gli effetti come casa editrice. Una nuova realtà, dunque, che si stringe a quelle poche che stanno ancora facendo “resistenza” al “sistema” ormai accettato da tutti: edizioni a pagamento per gli autori, selezione inesistente a vantaggio dei numeri, lavoro di crescita delle opere e degli autori trascurato e, last but not list, la distribuzione invisibile delle opere pubblicate.

Quindi, CARTA | BIANCA ieri sera ha voluto presentare in maniera originale proprio il primo autore che pubblicherà (oltre alle raccolte dei finalisti delle due sezioni del premio). E questo ci riguarda, perché stiamo parlando di un’autrice di “casa nostra” (semplicemente perché ha scelto negli ultimi anni come dimora stanziale proprio la nostra provincia): Paola Turroni.

Ieri sera a Bazzano, la Turroni ha presentato “Il mondo è vedovo”, con una performance precisa, diretta, unica, come solo lei ci ha abituato negli ultimi anni. In realtà gli editori hanno confessato di essere ancora alla ricerca di un nuovo titolo, che abbia più appeal, ma conoscendo il lavoro che Paola sta portando avanti da quattro anni, sarà difficile trovarne un’alternativa così esemplificativa: testi asciutti e calibrati che creano un’attesa tradita sempre dagli ultimi due versi, crudi, inaspettati, raggelanti.

L’ottima Turroni ha all’attivo ormai diverse pubblicazioni: ricordiamo l’indimendicabile “Vincolo del Volo” di Raffaelli (che tradisce l’origine romagnola dell’autrice), “animale” di Fara editore, l’ultima presenza ne “Mappa giovani” di PoesiaPresente (che ne tradisce la nascita monzese), il lavoro a quattro mani con Sabrina Foschini “Due mani di colore” edizione medusa, la presenza nella raccolta NEM “12 poetesse” e la sua ormai abituale “notAzione” alle diverse edizioni de “carovana dei versi- poesia in azione” (che ne tradisce la residenza per scelta).

Paola Turroni ieri sera ci ha abbagliato nuovamente con la performance che ha selezionato alcuni dei versi di futura pubblicazione da CARTA | BIANCA: accompagnata da Fabio Neposteri alla batteria e da Carlo Monti alla chitarra elettrica (nuova e riuscitissima formazione) quella che ormai definiamo “precisa come un cecchino”, ha folgorato ogni presente con il tema tristemente attuale della guerra e deprivazione del fondamentale diritto di natura, la libertà. Ne “Il mondo è vedovo” ci sono donne nascoste dietro abiti imposti che parlano senza parole della propria condizione, ci sono bambini a cui “scoppiano le gambe” sulle mine, ci sono “soldati al soldo della patria”, ci sono lacrime e privazioni, ingiustizie e incoerenze dell’essere umano, quello che consuma il mondo e lo rende vedovo dell’anima nostra. E la Turroni, precisa come un cecchino appunto, ci lascia con una riflessione che stiamo portando avanti da un tempo molto attuale, attingendo da un passato prossimo molto familiare: gli altri, gli indesiderati, quelli che ci rubano il lavoro a causa di politiche sconsiderate sull’immigrazione sono solo il rovescio attuale della medaglia che un secolo fa “ripagava” gli sforzi de nostri nonni e bisnonni (proprio come Robert Viscusi verseggia in Ellis Island).

E la scelta conclusiva della Turroni per la performance di Bazzano è un altro tradimento. Si affida proprio alla lettura, cruda e precisa, della relazione degli ispettori dell’immigrazione USA dell’ottobre 1912: fino a questa rivelazione, tutto il pubblico è convinto che Paola stia parlando degli extracomunitari in Italia oggi. Che il mondo sia vedovo, dunque, è una “sicurezza”, e solo la poesia può elaborarne collettivamente il lutto.

5 settembre 2010 Ombretta Diaferia redazione@varesereport.it
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