Lettere

Lo schiaffo di Gheddafi

Il leader libico Gheddafi, ospite ufficiale del nostro governo, ha auspicato pubblicamente la conversione dell’ Europa all’Islam; l’avesse fatto un cristiano in una paese islamico sarebbe stato, come minimo, sconfessato, invece i nostri governanti non hanno fatto una piega. L’invito dell’uomo politico libico dovrebbe far capire agli agnostici e ai laicisti l’importanza della religione nella formazione dell’identità nazionale; più dei confini geografici sono i valori e i principi condivisi a stabilire l’appartenenza a un popolo, quando vengono meno e manca la coscienza di un destino comune le nazioni si frantumano e si dissolvono, sono a rischio di colonizzazione e di egemonia da parte delle altre culture e civiltà.

Proprio l’assenza nei paesi islamici di molti requisiti di libertà e di democrazia testimonia l’importanza storica del Cristianesimo nella formazione della civiltà occidentale e della identità europea.

La democrazia e la laicità sono il risultato della ispirazione evangelica e la religione cristiana non può essere espunta dalla cultura europea in nome di un relativismo che vorrebbe mettere tutte le opzioni culturali sullo stesso piano ma che, di fatto, produce il nichilismo delle coscienze.

La sensibilità religiosa non può essere confinata nelle coscienze individuali perché è da essa che traggono origine i grandi valori che sostengono la nostra civiltà ispirando i comportamenti e le scelte di milioni di persone. Un’ Europa che non si apre alla dimensione pubblica del Cristianesimo come fatto culturale e sociale, diventa un realtà fragile che rischia di essere soccombente nel confronto con altri popoli ispirati da culture diverse della nostra.

I crocefissi che si vorrebbero togliere dagli edifici pubblici non lascerebbero più spazio alla libertà ma un vuoto che sarebbe colmato da altri simboli e pseudo valori.

La sfida lanciata da Gheddafi all’Italia e all’Europa è grave e offensiva, ma nessuno dei molti politici e imprenditori presenti ha avuto il coraggio di reagire e di ricordare come nei paesi ove vige la “sharìa” islamica sono negati fondamentali diritti umani, la condizione delle donne è di diseguaglianza assoluta e non c’è alcun principio di reciprocità nei confronti dell’Occidente che riconosce uguali diritti a tutte le persone, indipendentemente dalla razza, dal sesso, dalla nazionalità e dalla religione.

Il silenzio della classe dirigente lascia sgomenti perché la dignità e l’onore del nostro Paese viene posposto alla possibilità di fare lauti affari: non è così che si migliora l’ immagine dell’Italia nel mondo.

Camillo Massimo Fiori

31 agosto 2010
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