Lettere

Cattaneo non era un lumbard

Da quasi vent’anni, la Lega nord si è appropriata indebitamente del nome di Carlo Cattaneo. Il grande patriota e illuminista lombardo, in totale contrasto con tutto quello che egli pensò e fece durante il Risorgimento, è stato trasformato in un antenato del cosiddetto “federalismo” leghista. In vista del 150° anniversario dell’unità d’Italia, mi pare, pertanto, utile ricostruire il suo vero pensiero per dimostrare che non ha proprio nulla ha a che spartire con quello di Bossi & C.

Innanzi tutto bisogna onestamente ricordare che, fino al 1848, Cattaneo fu propenso a credere di potere inserire un’Italia il più possibile unita e   confederale dentro una federazione europea dell’Austria Ungheria.

Furono le cinque giornate di Milano, dimostrandogli come dentro l’Austria imperiale multietnica non ci fosse futuro né per il Lombardo-Veneto né per una qualsivoglia idea di Italia, a convincerlo che la strada giusta fosse quella unitaria.

Una strada, tuttavia, assai diversa da quella che avevano in mente sia il neoguelfo moderato Gioberti (una confederazione tra i vecchi Stati dello stivale sotto l’egida papale) che l’amico repubblicano Ferrari (una confederazione tra i vecchi Stati dello stivale convertiti in Repubbliche).

Cattaneo, il quale diffidò sempre della parola “federalismo”, “parola guasta, che significa disunione di ciò che è unito e non unione di ciò che è disunito” , non a caso, preferì parlare di “unione federale” cioè di un federalismo di autonomie, in una prima versione “cittadine”, poi “regionali” e, infine, “dei lavoratori nelle loro associazioni”, che aveva molto in comune con l’unitarismo repubblicano di Mazzini.

Con buona pace di gran parte dei frequentatori di Pontida e di Ponte di Legno, per lui era pacifico che, al di sopra delle autonomie, ci dovesse essere un vincolo unitario, nazionale e repubblicano, ovviamente nel quadro degli “Stati Uniti d’Europa”.

Adorò a tal punto il tricolore da non esitare a definirlo “Palladio perpetuo di fraternità militante e pensante” , in un brano del suo celebre “Politecnico”.

Il positivista Cattaneo, ultimo ma non trascurabile dettaglio, ci regalò anche un’idea modernissima di Progresso, derivante, a suo dire, dalle feconde ibridazioni di popoli, ineguale nelle diverse parti del globo, irriducibile a centri privilegiati ed esposto al Regresso, mai linearmente garantito. Persino in popoli di civiltà avanzatissima.

Nel 2005, i leghisti accorsero a Lugano per applaudire Bossi e il figlio che si affacciarono simbolicamente dal balcone del primo piano della casa dove, per un certo periodo, era stato costretto a vivere da esule Cattaneo.

Una vera e propria “sconsacrazione”, a suon di slogan integralisti ed etnicisti, estranei al vero pensiero del grande studioso che sognava un liberismo illuminato e illuminista.

Dato questo irriguardoso precedente, mi auguro che, almeno nell’anno in cui si celebrerà il 150° anniversario dell’unità d’Italia, la Lega nord abbia la cortesia e il buon gusto di risparmiarci nuovi e ridicoli tentativi di appropriarsi dell’eredità culturale di un pensatore profondamente italiano, che è stato sicuramente agli antipodi dell’ideologia padana.

Fabrizio Mirabelli

Consigliere comunale PD

16 agosto 2010
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