Brenta

Nella notte della Caserina, poesie sotto le stelle

L’organizzatore Giuseppe Panighini

Per trovarlo, si doveva percorrere un itinerario da vera caccia al tesoro. Erano giunte via mail alcune “slide” (la password era “uva”) che guidavano a percorrere sentieri sterrati, cercare “curve a 90° sempre in salita”,  seguire indicazioni multiple, assolutamente aleatorie, attaccate ai pali. Con l’avviso, da un certo punto in avanti, che “chiedere ai residenti è inutile, se non peggiorativo”. Ma alla fine, dopo una faticosa ricerca, lo si trovava. Appariva un terreno con un bel vigneto, su cui sorgeva un’antica casetta in pietra, rifugio per i contadini che coltivavano la vite. Siamo nella frazione Ronchi di Caserina, in quel di Brenta, cuore della Valcuvia. L’appuntamento era per le 21, quando sarebbe iniziato il reading di poesia dedicato al tocco del pendolo. Sotto una suggestiva stellata, davanti ad una luna luminosa.

Iniziativa eccentrica e originale, quella di Giuseppe Panighini, che si fa chiamare con il nome d’arte di Dante Betteghini, vulcanico personaggio che scrive testi e realizza utensili di lavoro immaginari, un po’ come lo scrittore Giuseppe Pederiali inventa animali fantastici. Così, ieri notte, illuminate da decine e decine di fiammelle, prima una cena frugale, a base di pane, salame e buon vino, poi una lettura di versi affiancata da note, hanno festeggiato l’estate di Brenta. Un’iniziativa che è stata una sorta di continuazione del reading dedicato, a Velate, all’opera di Dino Azzalin, “Guardie ai fuochi”, ma che è servito anche a scoprire nuovi e giovani autori. Il “tocco del pendolo” è infatti un’immagine che si trova nel volume di Azzalin. Il tutto come premessa (o trailer) alla vera e propria “notte dei poeti” che cade il 10 agosto, giorno di San Lorenzo (ricordato dalla poesia di Pascoli), ma che quest’anno sarà celebrata la notte del 7.

Con gli intermezzi musicali proposti da Angelo Beretta alla fisarmonica, Carlo Pasquetti alla chitarra e Franco Dosaggio all’armonica cromatica, la lettura dei testi ha visto l’alternarsi di vari autori, alcuni più noti, altri meno, che si sono proposti agli invitati al reading. A leggere sono stati lo stesso Betteghini, la brava e affascinante Viviana Faschi, l’intimistico Lorenzo Dariol, il romanziere Massimiliano Comparin. Ma il vero protagonista della notte di poesia è stato proprio Dino Azzalin, che ha toccato le corde di sentimenti dolorosi, ma anche squadernato momenti di contagiosa allegria. Come quando ha raccontato di un sogno, diventato una parte del suo prossimo libro, “Il pensiero della semina”, con lui stesso operato al fegato, dove il chirurgo aveva il volto di Marcello Castellano e l’infermiera quello di Rita Clivio, che in realtà sono due poeti.

Notte tranquilla e ricca di cultura, quella della Caserina, con autori desiderosi di confrontare i loro testi, leggersi, conoscersi. Ma anche di spiegare i propri versi, un “mestiere” difficile, che spesso andrebbe sconsigliato ai poeti, un po’ come si dice che i poeti non dovrebbero mai leggere i propri versi. La poesia è un’emozione fulminante, quando è vera poesia, un sentimento profondo, un ricordo breve. Spiegarla, al contrario, un esercizio superfluo e dannoso. Ma che importa? Nella notte della Caserina, i bei versi sono andati a  braccetto con un buon bicchiere di vino e con una bella canzone “live” di Luigi Tenco. E ora, appuntamento alla notte di San Lorenzo.

1 agosto 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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