Cinema

’68 e lotta armata, l’ultimo libro di Fantoni Minnella

Un volume non facile da digerire in questi tempi di facili rimozioni e frequenti fraintendimenti sul cinema italiano. Eppure “Paradise now! Sulle barricate con la macchina da presa”, ultima fatica del critico cinematografico Maurizio Fantoni Minnella pubblicata da Marsilio, è un’opera accattivante, forse anche per la bella immagine di copertina dal film “Easy rider” (1969, un fotogramma nella foto). Un’icona generazionale che esprime bene il contenuto del volume: una rilettura delle pellicole anni Sessanta e Settanta.

Il libro sarà presentato a settembre, presso la libreria Feltrinelli di Varese. E sarà l’occasione per riflettere su quello che, il cinema “sulle barricate”, ha lasciato di ancora attuale o di inesorabilmente inattuale. Una disanima, quella condotta da Fantoni Minnella, adottando punti di vista originali, come quello relativo alla dimensione musicale.

Interessante (e controversa) anche la prospettiva storica adottata dall’autore, che sembra vedere negli “anni di piombo” l’ultima fase del Sessantotto, che costituisce un po’ il centro del saggio, dato che include nel volume un ricco capitolo sul “Cinema della lotta armata”. Dunque prevale la continuità sulla discontinuità? Il Sessantotto trova nelle Br i suoi ultimi protagonisti? Tematiche enormi, che il volume introduce prendendo posizione.

1 agosto 2010
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Un commento a “’68 e lotta armata, l’ultimo libro di Fantoni Minnella

  1. Carlo Cattorini il 3 agosto 2010, ore 11:07

    La fotografia in quest’articolo mostra due motociclette ed esalta la promessa di libertà fatta dal motoveicolo.
    ho letto in http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2010/08/02/364758-trent_anni_agosto.shtml che Bologna commemora OTTANTACINQUE morti e oltre DUECENTO feriti…
    vorrei far notare che si può leggere in http://www.vittimestrada.org/
    che OGNI ANNO scompare un paese di SETTEMILA persone
    Tante sono le vittime delle strade italiane; TRECENTOMILA sono i feriti,
    ed oltre VENTIMILA i disabili gravi prodotti da questa guerra non dichiarata
    vorrei far notare che si può leggere in http://www.repubblica.it/2009/04/motori/auto-motori-aprile3/moto-09-emergenza/moto-09-emergenza.html
    che nei primi quattro mesi del 2009 siamo arrivati a quota NOVANTASETTE sinistri mortali e che nei primi quattro mesi del 2008 siamo arrivati a quota CENTOVENTIDUE sinistri mortali con fino a VENTI morti al week-end.
    Non è rilevante chi ha ragione o torto nel sinistro.
    E’ rilevante la cifra assurda dei decessi e delle invalidità che costano cifre enormi allo stato sociale.
    Quindi che peso ha una tragedia di trent’anni fa che causò MENO vittime, in confronto a una tragedia che sembra invisibile ma che annualmente è più grave?
    Ricordare e rispettare i morti di trent’anni fa (organizzando le cose affinché la tragedia non si ripeta) è giusto, rispettare e ricordare i morti di ogni anno (organizzando le cose affinché la tragedia non si ripeta) è sbagliato?
    Grazie per lo spazio concesso.
    Qualcuno dovrà dirlo, prima o poi.
    Non è giusto ricordare i feriti e i morti per la motocicletta? Non è giusto ricordare la pericolosità spaventosa della motocicletta? Non è giusto ricordare lo schifoso comportamento incurante di quei motociclisti allegri che vedono solo se stessi?
    L’unico modo per non fare ripetere la tragedia è limitare o vietare la circolazione delle motociclette.
    Secondo me giustamente, dobbiamo convincere le persone dell’inutilità fastidiosità pericolosità delle motociclette…
    L’inutilità è semplice da dimostrare: i mezzi di trasporto alternativi non mancano, non ci sono molti luoghi raggiungibili solo con la motocicletta, e i luoghi irraggiungibili senza motocicletta forse non sono indispensabili e forse neanche meritano di essere visitati, tranne che per gente fuori di testa.
    La fastidiosità e la pericolosità sono indiscutibili, e dipendono dalla maleducazione, la quale fa spazio alla prepotenza, la quale fa spazio alla presunzione di onnipotenza, la quale fa spazio alla noncuranza dei rischi che sono già maggiori da soli, e dalla noncuranza di alcuni vengono fuori i drammi loro e di altri.
    Bisogna che i legislatori diano una regolata, ma i politici hanno interesse a tutti i fronti dai quali possono ricevere voti e perciò non si metteranno forse mai contro la categoria dei motociclisti.
    Poi quando protesto mi dicono che sono villano…
    Neanche i luoghi raggiungibili solo a piedi (e che meritano di essere visitati) giustificano la motocicletta.

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