Milano

“Scatti” che salvano il cinema dal naufragio

Il fotografo varesino Alberto Bortoluzzi al vernissage milanese

Impressi su teli sottili ci sono i ricordi e le esperienze, i frammenti di vita e le visioni di registi come Mario Monicelli ed Ermanno Olmi, Ettore Scola e Carlo Verdone, e altri ancora. Scendono da una parete centrale, questi testi bilingue, e ci ricordano che il cinema è, innanzitutto, un personalissimo modo di vedere il mondo. Tutt’attorno ci sono gli “scatti”, foto di sedie e poltroncine messe in salvo da qualche vecchio cinema di periferia ormai in disuso, o da una sala magari già trasformata in un multisala che ha espulso  ogni magia dal mondo del cinema.

Sono questi gli ingredienti della mostra milanese del varesino Alberto Bortoluzzi, “24+1 Cinema Chairs Project”, un titolo che, come spiega lo stesso Bortoluzzi, allude al fatto che oltre alla foto della sedia di un maestro come Federico Fellini, ci sono altre 24 immagini che si riferiscono a sedie di anonime sale cinematografiche. Una mostra, promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Milano, che si svolge a Palazzo Reale fino al 29 agosto, ma che i varesini potranno vedere a casa loro, presso gli spazi di Villa Baragiola, nel prossimo marzo.

Il pubblico che interviene all’inaugurazione è quasi tutto formato da addetti ai lavori, ma il drappello di varesini è piuttosto folto. Tra i volti più noti, si notano quelli degli artisti Luca Lischetti ed Ermanno Cristini. Le sedie fotografate da Bortoluzzi sono, nello stesso tempo, epiche e quotidiane. Rimandano ad una stagione in cui, assenti home video e Internet, vedere una pellicola era un fatto collettivo, un evento comunitario, quasi il rito laico della visione. Ma nello stesso tempo rimarcano come il cinema sia anche lavoro, fatica quotidiana, industria dei sogni, economia e finanza. Due facce dello stesso astro.

Ricordi e memorie dei registi si riferiscono alla prima faccia. Particolarmente notevoli i testi del maestro Ken Loach, che se la prende con i multisala, e della regista Francesca Comencini, che resta affascinata da due poltroncine di velluto abbandonate. Parole alate, che ci restituiscono, in pochi istanti, il fascino (forse perduto) della settima arte.

30 luglio 2010
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