Arte

Super-Fai: scarti di Rauschenberg a Villa Panza

L'artista americano in mostra a Villa Panza

Non c’è dubbio: a Varese, se non ci fosse Villa Panza (leggi Fai), bisognerebbe inventarla. La residenza del Fai, sede della prestigiosa Collezione Panza, negli ultimi tempi ha centrato un bel tris di mostre: prima la rassegna di rottura sull’Arte povera, poi l’ineffabile mostra dell’ineffabile Christiane Löhr, aperta fino al 5 settembre, e fra qualche mesetto  la mostra “Robert Rauschenberg-Gluts”, che aprirà il 14 ottobre 2010 e chiuderà il 27 febbraio 2011. La mostra, certamente la più accattivante del tris, ha avuto il contributo e il patrocinio di Regione Lombardia e Provincia di Varese, e il patrocinio del Comune di Varese. Inoltre ha ricevuto anche il patrocinio e il contributo del Consolato degli Stati Uniti d’America di Milano.

Vicino alla Pop art o, meglio, gravitante intorno alla Pop art, Milton Ernst Rauschenberg, fotografo e pittore, fu vicino anche all’espressionismo astratto. Un artista a stelle e strisce, al quale viene dedicata una mostra che il Fai realizza in collaborazione con la Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e il Robert Rauschenberg Estate di New York. Più di 40 opere provenienti da istituzioni e collezioni private internazionali che verranno esposte nelle Scuderie e nelle sale della Villa. Al ritorno da un tour internazionale che ha coinvolto importanti sedi quali il Guggenheim di Venezia, il museo Tinguely di Basilea e il Guggenheim di Bilbao, l’esposizione di Varese sarà arricchita da un nuovo nucleo di opere. L’iter della mostra non poteva non concludersi che a Villa Panza: il collezionista Giuseppe Panza, recentemente scomparso, è stato infatti il primo in Italia a collezionare le opere di Robert Rauschenberg, iniziando ad acquistare i lavori dell’artista nell’estate del 1959 da Lawrence Rubin, Leo Castelli, Ileana Sonnabennd e Marta Jackson. Quando Rauschenberg partecipò alla Biennale di Venezia nel 1964, vinse il Gran Premio per la pittura con un opera della collezione Panza, la celebre scultura “Gift For Apollo”.

Rauschenberg è sempre riuscito a scoprire nuovi modi di impiegare gli scarti donando loro una seconda vita. E così, davanti agli oggetti più disparati, ammucchiati nel suo studio, impiega il medesimo approccio diretto per affrontare i Gluts (1986–89 e 1991–95) assemblaggi di oggetti di recupero, la maggior parte in metallo, che rappresentano la sua ultima serie di sculture. Per circa un decennio, Rauschenberg si reca nella Gulf Iron e Metal Junkyard, discarica fuori Fort Myers, Florida, vicino alla sua casa-studio, raccogliendo ferraglie come segnali stradali, tubi di scappamento, radiatori, saracinesche e molto altro ancora, che pian piano trasforma in questi assemblaggi poetici e spiritosi, in cui il risultato finale ha un effetto ben diverso dalla somma delle singole parti.

Susan Davidson, curatore del Museo Guggenheim di New York, a proposito dei Gluts, spiega che negli anni ’80 Rauschenberg comincia a concentrare il proprio interesse artistico sull’esplorazione delle proprietà visive del metallo. Assemblando vari oggetti metallici, o serigrafando immagini fotografiche su alluminio, bronzo, ottone, rame, l’artista americano cerca di catturare le proprietà riflettenti, materiche e scultoree del materiale.

A chi gli chiese allora di commentare il significato dei Gluts, Rauschenberg rispose: “E’ il momento dell’eccesso, l’avidità è rampante. Tento solo di mostrarlo, cercando di svegliare la gente. Voglio semplicemente rappresentare le persone con le loro rovine […] Penso ai Gluts come a souvenir privi di nostalgia. Ciò che devono realmente fare è offrire alle persone l’esperienza di guardare le cose in relazione alle loro molteplici possibilità”. Rauschenberg sceglie questi oggetti non solo per il loro valore quotidiano ma anche per le loro proprietà formali. Individualmente o nel loro insieme, materiali come questi sono alla base del suo vocabolario artistico, la sua empatia per gli oggetti di scarto è quasi viscerale. “Gli oggetti abbandonati mi fanno simpatia e così cerco di salvarne il più possibile”.

27 luglio 2010
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