Cocquio Trevisago

Sentimento triste che si balla. Il tango della Priori

La Priori in un momento dello spettacolo

Ormai si può definire un “classico”, questo spettacolo che torna grazie alla bella rassegna “Terra e Laghi. Festival di teatro nell’Insubria”. Teatro Blu di Silvia Priori presenta infatti, domani domenica 25 luglio, alle 21, presso il Parco Clivio a Caldana, Cocquio Trevisago, il suggestivo “Tango di periferia”, uno spettacolo di teatro tango. Protagonisti sono gli attori Silvia Priori e Roberto Carlos Gerbolès, mentre balleranno sul palco Angela Quacquarella e Mauro Rossi. La voce è quella di Francesca Galante, accompagnata dai musicisti Tamàs Major, Ciro Radice, Virgilio Monti, Norberto Cutillo, che sono diretti da Ciro Radice. Testo e regia sono a cura di Silvia Priori e Roberto Carlos Gerbolès.

Lo spettacolo, proposto già su innumerevoli palchi e in tante rassegne, racconta la nascita del tango attraverso  momenti di narrazione, canto, danza e musica dal vivo. Poesia, dramma e sensualità si fondono armoniosamente tra le pagine legate al tema dell’immigrazione in Argentina. Il tango è l’ espressione di un sentimento nostalgico di una  terra lontana, di un amore mancato, di un passato che non tornerà più.

Cice e Maria di Buenos Aires rappresentano l’incontro di culture diverse, l’abbraccio mancato… quella identità desiderata che spinse il tango alla sua comparsa, non solo come semplice musica ma piuttosto come un pensiero che si balla. Lo storia parla dell’incontro di Maria e Cice, lei immigrata dalla Sicilia alla fine dell’800, lui argentino di terza generazione che vive in prima persona l’invasione della sua città.

In un susseguirsi di musica, racconto e coreografie si racconta una Buenos Aires multietnica, culla del benessere di alcuni e della disperazione dei tanti che inconsapevolmente furono i protagonisti di un evento che ancora oggi echeggia in ogni angolo del pianeta, come a voler dire che “la mischia dei popoli non solo è inevitabile ma anche feconda”.

Il tango nasce dall’ incontro di  popoli e culture diverse. Nato nei bordelli della periferia di Buenos Aires il tango rappresenta l’ abbraccio mancato, l’ abbraccio desiderato , l’ abbraccio che sa di distanza e di bisogno di trovare un’ identità. Nel ‘800 ondate di emigranti provenienti da tutto il mondo sbarcarono sulle coste del Rio de La Plata in cerca di fortuna. Nelle strade di Buenos Aires, allora, si parlavano tutte le lingue. Famiglie di Italiani, Spagnoli, Francesi, Ungheresi, Ebrei, Slavi, Russi, Polacchi, Giapponesi, Tedeschi, Inglesi, Sirio-Libanesi , schiavi liberati e Argentini provenienti dalle pampas, convivevano in squallidi appartamenti in quartieri costruiti dal nulla. Questa grande immigrazione inizialmente composta da soli uomini, con una famiglia, spesso numerosa che aspettava dall’altra parte dell’Oceano, trovava nei  bordelli un luogo di ritrovo comune. Non era necessario praticare esclusivamente sesso, si andava per rilassarsi, per chiacchierare, per ubriacarsi, per piangere, per raccontare,  per amare, e spesso, molto spesso si andava per abbracciare…. poter abbracciare una donna. L’abbraccio assente, l’abbraccio ricordato si convertiva in un abbraccio disperato che parlava di distanza… di una distanza interiore… un chiaro senso di non appartenenza.  Fu questa necessità disperata di trovare un’ identità, che fece nascere il tango non solo come semplice musica, ma piuttosto come un pensiero che si balla.  Mentre i grandi teatri si riempivano con l’opera lirica, la periferia si radunava in capannoni improvvisati a ballare l’habanera, il tango andaluz e la milonga criolla. Mentre la classe benestante importava e consumava l’arte alta, la periferia, inconsapevolmente, la cultura, la produceva: quella reale, quella che  nasce dalle viscere, dal dolore, dalla necessità, quella che per la sua forza irrompe come un uragano nelle feste e fa ballare l’ anima della gente aldilà del colore e della provenienza.

24 luglio 2010
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