Varese

Teatrino Santuccio, quale futuro a fine anno?

Il teatrino intitolato al grande Gianni Santuccio, nato a Clivio

Una domanda serpeggia a Varese mentre qualcuno già parla del “nuovo Teatro Apollonio”: cosa accadrà del vecchio Teatrino G. Santuccio di via Sacco a fine 2010? Sì perché, a quella data, scade l’affidamento della gestione del piccolo anfiteatro all’associazione culturale “Il Vellone”, che se l’era aggiudicata vincendo una gara indetta dal Comune. Una gestione che ora, passata più di metà dell’anno, può essere valutata. E che, dunque, potrebbe riproporre la questione di che cosa fare del Santuccio e, soprattutto, chi e come lo dovrebbe gestire.

Domande non irrilevanti, visto e considerato il costo che il Santuccio comporta per Palazzo Estense: il Comune di Varese paga ogni anno ad un privato, che del teatro è il proprietario (la società Fivar), una pigione di 42.500 euro più Iva, oltre a coprire le utenze di gas, acqua ed elettricità, manutenzione ordinaria e straordinaria. Ma a questa cifra va aggiunto anche il costo, sostenuto dal Comune, per i lavori straordinari di miglioramento dell’acustica, che hanno comportato un’uscita dalle casse comunali di 42 mila 800 euro, una cifra che, naturalmente, va ad aggiungersi ai costi fissi appena richiamati.

Belle cifre, non c’è che dire. Che devono richiamare l’attenzione sul Santuccio. L’associazione culturale che lo gestisce, ha fatto del suo meglio, ma non è riuscita a proporre un cartellone con più di una decina di incontri, pur di ottimo livello: uno spettacolo di Moni Ovadia, tre spettacoli teatrali di Dario Fo e Franca Rame con Pirovano e De Juli, la serie di cinque incontri con scrittori di gialli, dal titolo “Sabatogiallo”, un laboratorio teatrale sulle fiabe insubriche collegato con l’annuale kermesse di “Terra Insubre”. Complessivamente, la struttura di via Sacco è stata occupata, finora, per 84 eventi nel corso di quest’anno, e tra questi non si può annoverare una mostra dedicata a quel “mostro sacro” del palcoscenico nato a Clivio, al quale è intitolato il teatrino, attesa mostra di cui si è persa traccia.

Appare legittima la domanda: uno spazio di questo genere e, soprattutto, con questi costi che gravano sul Comune, non meriterebbe qualcosa di più e di meglio? Una programmazione di eventi più ampia deve costituire l’ossatura principale dell’attività al Santuccio, presso cui continuerebbero ad essere ospitate altre iniziative più estemporanee.  Se “Il Vellone” non è in grado di garantire tutto questo al Santuccio, si pensino subito soluzioni alternative, perché la fine dell’anno è dietro l’angolo. Non escludendo  neppure l’ipotesi che sia lo stesso Comune a tornare in campo e a gestire, in prima persona, e con l’aiuto di un ampio ventaglio di associazioni culturali, questa piccola e pregiata arena varesina.

23 luglio 2010
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