Gallarate

“No sfratto”. Cattolici sul campo sinti a Gallarate

Associazioni cattoliche sul camèpo sinti di Gallarate

Questione complessa, sempre a rischio di deflagrare, quella del campo sinti di Caiello. Recentemente sono intervenuti i giudici del tribunale di Gallarate, che hanno bloccato lo sfratto alle famiglie del campo, che potranno restare in via Lazzaretto fino al 28 settembre, data della prossima udienza. Da parte sua, il Comune continua a puntare allo sgombero dell’area, una linea dura che Palazzo Borghi sostiene in linea con le direttive del ministro Maroni, ma che finisce per non calmare tensioni e contrasti.

Ad inserire nell’intera vicenda una proposta di dialogo e mediazione, contro le posizioni oltranziste e di scontro, ci hanno pensato alcune  associazioni cattoliche gallaratesi, che con un documento hanno preso posizione contro lo sfratto dei nomadi e si sono espresse a favore di un percorso di integrazione, una posizione che sarà stata certamente considerata fumo negli occhi da parte della Lega Nord.

Acli, Agesci, Associazione San Vincenzo, Caritas cittadina e Sicet, con l’apporto di competenza ed esperienza specifica della Comunità dei Padri Somaschi di Milano, hanno seguito nell’arco di mesi la situazione del campo. Le associazioni ritengono che “la soluzione dello sfratto non può di per se migliorare la possibilità e capacità d’inserimento” nel tessuto sociale e propongono all’amministrazione un vero percorso di integrazione e legalità per le famiglie del campo, con la possibilità di accedere anche a specifici fondi europei e nazionali. Il campo consta di un centinaio di persone, di cui circa cinquanta minori in età scolare e regolarmente frequentanti le scuole del territorio.

Dicono le associazioni che “la ‘soluzione’ dello ‘sfratto’ non può di per sé migliorare la possibilità e capacità di inserimento e integrazione sociale delle famiglie del campo. Anzi: il ricorso agli sgomberi si è già dimostrato in altri contesti una scelta negativa sia per gli aspetto economici dei costi per la collettività, sia per i risultati di inserimento e sicurezza. Con il rischio oltretutto di riproporre in altre zone, senza controllo, lo spostamento delle medesime realtà”. “Crediamo che nella situazione specifica del campo sinti di Gallarate  - continuano le associazioni cattoliche – ci sarebbero gli spazi e la necessità di affrontare il problema in un’ottica di miglioramento sociale e di integrazione (che non vuol dire però rinuncia alla propria identità), mentre si fatica a comprendere a quale ipotesi di soluzione possa contribuire la logica dello “sfratto”. Negare o spostare un problema non sembra sufficiente a risolverlo davvero”.

“Le nostre associazioni – proseguono i promotori – nei mesi scorsi si sono proposte all’Amministrazione Comunale come possibile elemento di facilitazione al dialogo tra le parti, per la ricerca di soluzioni percorribili, condivise e possibilmente in grado di mediare e raggiungere le esigenze delle diverse parti. Per provare in positivo a pensare ed attuare un percorso di migliore integrazione che, ripartendo dal reciproco rispetto della dignità e degli impegni, possa determinare una crescita di responsabilità da parte delle singole famiglie del campo e di opportunità di miglioramento delle condizioni di regolarità lavorative e scolastiche”.

Nello specifico le associazioni, anche grazie alle diverse competenze in singoli ambiti d’intervento, propongono progetti d’integrazione relativi all’accompagnamento e maturazione per il rispetto dei doveri sociali ed economici da parte delle famiglie; al sostegno del conseguimento di risultati scolastici e di formazione professionale; al superamento delle barriere di conoscenza con la comunità cittadina; alla ricerca di eventuali soluzioni abitative alternative condivise e sostenibili.

20 luglio 2010
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