Lettere

Lega e capoluoghi di regione

Analizziamo la provenienza politica dei sindaci eletti nei capoluoghi di regione del Nord Italia: Aosta: Giordano Bruno, Union Valdôtaine. Genova: Marta Vincenzi, Partito Democratico. Milano: Letizia Moratti, Popolo della Libertà. Torino: Sergio Chiamparino, Partito Democratico. Trento: Alessandro Andreatta, Partito Democratico. Trieste: Roberto Di Piazza, Popolo della Libertà. Venezia: Giorgio Orsoni, Partito Democratico. C’è qualcosa di strano. Qualcosa che si scontra col pensiero diffuso che la Lega domini indiscriminatamente nelle regioni e nelle idee dei cittadini del Nord Italia.

Magari anche per la mancanza di spazio concessogli dal PDL, che numeri alla mano al nord è il primo partito, la Lega Nord non è riuscita a produrre nessun sindaco per tutti i capoluoghi di regione settentrionali dimostrandosi incapace di trasmettere il proprio punto di vista in città culturalmente vivaci, ormai abituate a gestire forti flussi migratori e dunque consce che i metodi leghisti non sono certo i migliori per affrontare la situazione.

Il partito di Bossi riesce a fare breccia con le sue deleterie affermazioni di chiusura verso il resto del mondo prevalentemente nei paesi e nelle città non troppo grandi, nelle quali certe situazioni si sono dovute affrontare solo più tardi nel tempo (come l’immigrazione massiccia). Questi fatti creano ancora momenti di panico perché le istituzioni locali non li conoscono ancora abbastanza per saperli gestire nel modo giusto. È proprio facendo leva su questo che la Lega riesce a raggiungere la fiducia della gente, proponendo il sistema più facile per mettere fine alle paure dettate dalla mancanza di esperienza. Che di certo, per esempio, non può mancare a due ex repubbliche marinare o alla città della Fiat, simbolo di immigrazione da oltre cinquant’anni.

Francesca Piotti

Devis Tonetto

20 luglio 2010
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Un commento a “Lega e capoluoghi di regione

  1. PINO TERZIROLI il 20 luglio 2010, ore 17:42

    Il commento di Piotti e Tonetto mi sembra sbrigativo anche sul piano sociologico.
    Certamente qualche grosso Comune è sfuggito al controllo della Lega e questo
    anche forse per un dato intrinsecamente acquisito di presenze multietniche gia’
    asseverate ed accettate.
    Ma il dato della Lega è innegabile circa la sua diffusione sul territorio, dove ha saputo raccogliere consensi sui tradizionali concetti che non sto a ripetere.
    Il problema di questo anno e dei prossimi è invece quello della alleanza di Bossi
    e Maroni con il PDL che vedo in grande difficolta’ proprio perche’, essendo un
    partito al servizio del Presidente, dipende in gran parte dal verticismo che lo uniforma e dal contatto solo mediatico con la realta’.
    Contatto che piu’ facilmente possiede il PD ( vedi i successi recentissimi di Lecco e Saronno ) e la stessa Lega con le proprie organizzazioni sul territorio.
    Il cittadino tendera’ sempre piu’ a premiare chi, come i democristiani della prima
    repubblica si guadagnavano i galloni della giunta dopo aver faticato e non come
    spesso accade in casa pidiellina dopo una telefonata con il capo.

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