Varese

Jane Bowie, in memoria delle donne morte sul lavoro

La Bowie è stata una tra le più convincenti presenze a "Reci-Talk" tenuto al Teatrino Santuccio

Un monologo drammatico, teso, quasi febbrile nella sua urgenza di ricordare. Ha continuato a girare nella testa dell’autrice per sei mesi e poi, quando è venuto il momento di metterlo nero su bianco, sono bastate poche ore. Si chiama “Shirtwaist”, dalla Triangle Shirtwaist Company, il nome della camiceria che nel marzo del 1911 prese fuoco a New York, causando la morte di 146 persone, in larga parte donne e immigrate. Un tragico episodio, il “triangolo di fuoco”, che da allora ha segnato la celebrazione dell’otto marzo, arricchendo le manifestazioni della giornata della donna con rivendicazioni sul fronte della sicurezza sul lavoro.

Il monologo dell’attrice e scrittrice Jane Bowie dedicato a questo lontano episodio, attualmente è in prova. Viene limato e perfezionato, e sarà rappresentato per la prima volta a Varese, il 21 agosto, presso la Festa del Pd alla Schiranna, alle ore 21. All’apparenza fragile, quasi una fatina fuggita da un mondo fiabesco, quando l’attrice di origine scozzese si racconta e spiega il suo lavoro, cambia atteggiamento e  sprizza energia da tutti i pori. La sua voce vibra di indignazione, a ricordare quei fatti di inizi Novecento. “Erano donne che lavoravano senza fare pause, sette giorni su sette – dice Jane Bowie, poetessa e anche una tra le più convincenti protagoniste del reading “Reci-Talk” -. Quando divampò l’incendio molte di loro si gettarono dalle finestre, perché erano state chiuse a chiave. Le donne più giovani morte in quell’episodio avevano 12 anni”.

Racconta, Jane, che è passata davanti a quella dannata fabbrica e ha pensato di portare in scena una vicenda che rischiava di essere dimenticata. “La protagonista della piéce teatrale non ha un nome – continua l’attrice -. L’ho immaginata come un’immigrata di origini scozzesi come me, ma in realtà vorrebbe evocare tutte le donne lavoratrici che in ogni tempo si sono impegnate e si sono battute per la giustizia e una vita migliore. Così come vorrebbe parlare di lavoro, di sicurezza, di diritti”. Un impegno duro, quello del dialogo il cosiddetto “triangolo del fuoco”, che tuttavia non distoglie la Bowie dalle altre attività. Sta infatti scrivendo versi e pensando a tre nuovi spettacoli. Tanto lavoro e tanta fermezza nel pensare che il teatro (e l’arte più in generale) deve continuare ad essere, anche oggi, uno strumento per rendere la vita un po’  più degna di essere vissuta.

12 luglio 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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