Economia

Scholz (CdO): dare più fiducia alle piccole imprese

Il presidente Segato introduce l'incontro della CdO Varese

Una riflessione a partire dalla dottrina sociale della Chiesa, ma capace di interrogarsi sulle sfide più attuali. Questo il senso dell’intervento tenuto ieri, all’incontro promosso dalla Compagnia delle Opere di Varese all’Ata Hotel, dal presidente nazionale della CdO, Bernhard Scholz. Un intervento seguito a quello introduttivo di Sergio Segato, presidente della CdO di Varese, che ha fotografato la realtà dell’associazione relativa al nostro territorio: 823 i soci della CdO di Varese, soprattutto piccole e medie aziende, con 500 mila euro di fatturato all’anno, e 25 le imprese sociali.

Tra i temi all’ordine del giorno della vita associativa, ha continuato Segato, “la crescita della compagnia di impresa, il rafforzamento della rete, la finanza aziendale, la crescita del Matching, la prima edizione della Scuola dell’impresa sociale”.

Ma è ancora la crisi a tenere banco sul fronte dell’economia reale. Lo stesso Scholz non si sottrae alle domande sul persistere delle difficoltà. Anche se, secondo lui, “il peggio lo abbiamo alle spalle, i primi, timidi segnali di ripresa si iniziano a vedere”. Un clima più positivo, secondo Scholz, con alcune criticità che, però, restano sul tappeto. “In particolare l’occupazione e i rapporti con le banche”.

E’ esplicito il presidente nazionale della CdO. “L’occupazione è la mia più grande preoccupazione. La cassa integrazione in deroga è stata un grande aiuto, molti imprenditori hanno fatto di tutto per non licenziare. Ma l’occupazione resta un problema aperto”. Una difficoltà che si colloca in un contesto più ampio di crisi su cui vanno a ricadere le misure dell’Esecutivo. “Non c’è dubbio, i tagli vanno fatti – dice Scholz -, però vanno accompagnati ad uno sforzo coraggioso di defiscalizzare le imprese e sburocratizzare le procedure, dando spazio ancora più ampio all’autocertificazione”. Nei confronti delle imprese, per Scholz, “bisogna passare da una cultura del sospetto verso l’impresa ad una cultura della fiducia. Anche se questo non significa alcuno sconto nei confronti degli evasori”.

6 luglio 2010
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