Lugano

Omaggio al conte Panza tra emozioni e rimozioni

La presentazione della mostra a Lugano

Non dev’essere stata un’operazione facile, dedicare una mostra, ad appena tre mesi dalla sua scomparsa, al collezionista Giuseppe Panza e alla sua avventura umana e artistica fuori dal comune. Eppure, questa mattina, è stata presentato questo atteso “Omaggio a Giuseppe Panza di Biumo. Opere della donazione al Museo Cantonale d’Arte”, che domani sabato 3 luglio, alle ore 17.30, sarà inaugurata ufficialmente presso il Museo d’Arte della Città di Lugano. Un omaggio al conte fatto, insieme, dal Museo comunale e da quello cantonale. Una mostra suggestiva, disposta sui tre piani di Villa Malpensata (ma perché non continuarla a chiamare così?), che si è rivelata non priva di emozioni. Ma neppure priva di rimozioni.

Partiamo dalle emozioni. Per la prima volta dopo la morte è stata riproposta la figura di Panza, attraverso una rassegna che ha messo in vetrina, come ha ricordato Marco Franciolli, direttore del Cantonale e curatore della mostra, solo una piccola parte della donazione di duecento opere fatta da Panza allo stesso Cantonale. Per ricevere un omaggio, il conte varesino ha dovuto varcare nuovamente il confine, dato che nulla di simile è stato pensato e realizzato finora nel suo Paese o a Varese, ancora non si è mosso alcun ente pubblico o istituzione privata, a partire dal Fai. Ben venga questa iniziativa, che ha portato la moglie Giovanna Panza a rievocare, fra qualche lacrima, “un uomo misterioso”.

“Lo conoscevo bene – ha detto la moglie -, ma rispettavo quell’angolo di mistero che era dentro di lui”. A volo d’uccello su tutta la sua vita, Giovanna Panza ricordato incontri con maestri dell’arte contemporanea che sono stati la sua stessa vita, dal primo espressionismo astratto di Mark Rothko fino alla “umanità vissuta” della Pop Art, per approdare infine all’arte concettuale e ai controversi monocromi. “Un’arte non da guardare e poi andarsene, ma un’arte che diventa esperienza, rapporto tra chi guarda e l’artista”.

Non dimentichiamo le rimozioni. Lugano è arrivata prima di Varese, dove è presente una parte considerevole della Collezione Panza, una villa che è stata per Panza una sorta di cornice vivente di amori verso opere e artisti, laboratorio, punto d’arrivo di molte acquisizioni. Come sempre accade, Varese perde treni e non se ne accorge (è stato letto un messaggio del sindaco Fontana che esprimeva la partecipazione della città di Varese). Forse non se ne è accorto, in questo caso, neppure il Fai.

Sul fronte ticinese, alla presentazione della mostra era presente un convitato di pietra, oggetto di una sorta di rimozione: sono ancora fresche le dimissioni di Bruno Corà dal Museo d’Arte della città del Canton Ticino e dal ruolo di coordinatore del Polo Culturale. Questa mostra la si deve anche a lui, fautore dello storico accordo di collaborazione tra Museo d’Arte della Città di Lugano e Museo Cantonale d’Arte in ambito culturale e artistico. Un uomo al centro di polemiche spesso pretestuose, uscito di scena anche in vista del nuovo museo di cui oggi, a Lugano, si è fatto cenno, per dire che non sta certo dietro l’angolo.

2 luglio 2010
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Un commento a “Omaggio al conte Panza tra emozioni e rimozioni

  1. ombretta diaferia il 2 luglio 2010, ore 17:11

    “Conte Panza o del rigore nei circuiti del silenzio”

    Dell’Omaggio al conte Panza che domani aprirà al pubblico, si potrebbe considerare un aspetto fondante attraverso le parole di un poeta contemporaneo, Tommaso Kemeny: “Ma tu ascolta/ solo la parola che scaturisce/ dalle fenditure del tempo/ e trapela dai circuiti del silenzio”.

    Il Conte ci manca, molto, da più di due mesi. Ma, prodigo e previdente, ha lasciato il suo segno ed il suo sguardo in giro per il mondo, quello stesso che con la moglie ha “misurato” per decenni raccogliendo opere tra le più singolari e significative del panorama internazionale, donandole a centinaia già nel 1987 al Museo Cantonale “… nell’attesa che il Cantone si renda conto che la necesità di espandere gli spazi è un’esigenza prioritaria – dichiarava il Conte Panza di Biumo nel 1997 – ho fiducia che questo avvenga, ma siccome ho settantaquattro anni, spero non arrivi quando sarò già scomparso…”.
    Questa la “parola che scaturisce dalle fenditure del tempo”, che “trapela dai circuiti del silenzio”, imposto, peraltro, nella fruizione dell’arte esperienziale.

    Negli anni sessanta e settanta il Conte e la sua preziosissima consorte venivano presi in giro da tutti per la “passione” verso artisti come Rothko, Rauschenberg, Neyman, Flevin, solo per citarne alcuni tra le centinaia.
    Ma non era coraggio quello del Conte, bensì rigore nei confronti dell’arte del vivere, del silenzio, del rigore dell’esperire.
    Un’esperienza profonda quella che ci ha insegnato, la ricerca interiore di un osservatore e riconoscitore, un precursore concettuale dell’arte di vivere meglio, così tanto assente, ma necessaria oggi.
    E non solo perché lui ha terminato il suo utilissimo viaggio terreno.
    Ma, soprattutto, perché “la parola che scaturisce dalle fenditure del tempo trapela dai circuiti del silenzio” anche nell’Omaggio a Giuseppe Panza di Biumo del Museo d’Arte di Lugano.

    ombretta diaferia

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