Varese

Clerici (Pdl): dalla parte di Borsellino, non di Dell’Utri

Il senatore Marcello Dell'Utri

“All’indomani della sentenza di secondo grado a carico del Senatore Dell’Utri, noi giovani del Popolo della Libertà sentiamo l’esigenza di avviare una profonda riflessione all’interno del Partito: la condanna del Senatore, seppur ridotta e non definitiva, è e resta una macchia gravissima soprattutto per un uomo impegnato in politica. Non ci uniremo al coro di solidarietà già tristemente visto negli anni scorsi per i politici condannati”.

A comunicarlo in una nota e’ Stefano Clerici, presidente provinciale di Giovane Italia, movimento giovanile del Popolo della Libertà, a proposito della condanna del senatore Marcello Dell’Utri.

”Il PdL e il Governo Berlusconi sono continuamente sotto attacco da parte di alcuni magistrati ed alcuni giornalisti che cercano di screditare il grande lavoro che l’esecutivo compie quotidianamente per la legalità e contro la mafia. Dell’Utri, ribadendo nel giorno della propria condanna che considera Mangano un eroe, ha fatto un regalo ai suoi accusatori, a Travaglio e a chi vorrebbe dipingere il più grande partito d’Italia come un banda di affaristi e mafiosi. Il PdL per fortuna e’ altro. Certe dichiarazioni imbarazzanti servono solo ad indebolire il Governo e a rafforzare chi vuole affossare il progetto politico del PdL”.

“Il nostro movimento giovanile – prosegue Clerici – non può rimanere passivo e muto di fronte a fatti che minano la credibilità e l’onorabilità di un intero partito. Per questo motivo noi continuiamo a scegliere come eroe e modello per la nostra crescita politica e umana il giudice Paolo Borsellino, che pagò con la vita la sua lotta ad ogni infiltrazione mafiosa nei partiti e nelle istituzioni”.

“Riteniamo”, conclude Clerici, “che il Popolo della Libertà debba accogliere la proposta del ministro Giorgia Meloni in merito all’introduzione nello statuto del PdL di una norma che preveda il no alla ricandidatura vita natural durante e l’espulsione per chi e’ stato condannato in via definitiva per reati di mafia, camorra, ‘ndrangheta e, non da ultimo, di corruzione e concussione. Solo così ridaremo un minimo di credibilità alla classe politica italiana, oltreché un segnale concreto di legalità ai giovani, sempre più scettici e disillusi”.

30 giugno 2010
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