Arte

La Provincia rilancia le mostre e punta su Pomodoro

Da sinistra, Brianza, Carabelli, Della Chiesa 

Le mostre d’arte sul nostro territorio ricordano il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno. Appaiono spesso e volentieri eventi modesti, di corto respiro, nulla per cui muoversi dalla propria città e arrivare a Varese. Ma se poi ci si guarda attorno, e si registra l’encefalogramma piatto di vari Comuni, allora si finisce per apprezzare anche eventi modesti.

Certo, non mancano le eccezioni. A partire da quella più significativa, ovvero la mostra dedicata a Modì in corso al “trendissimo” Maga a Gallarate. O, per guardare al capoluogo, e registrare l’eccezione negativa, il continuare a parlare di mostre, come quella sul Barocco lombardo, che però non si concretizzano mai.

Tra questi due estremi, si può collocare il progetto triennale “Scultori a Villa Recalcati”, progetto “made in Provincia di Varese” in collaborazione con Fondazione Cariplo, Agenzia provinciale del turismo e Camera di commercio, che partirà presso Villa Recalcati sabato 28 giugno, alle ore 18.30, con la mostra “Giò Pomodoro”. Solo una prima tappa, seguita da mostre su Giancarlo Sangregorio (11 settembre-14 novembre) per il 2010, le personali di Vittorio Tavernari e Carlo Zauli nel 2011, per chiudere nel 2012 con Nino Cassani. Per la Provincia, ogni mostra di queste comporta una spesa di 25 mila euro.

Ma torniamo alla mostra su Pomodoro, che è curata da Flaminio Gualdoni, critico di prestigio, che fu anche direttore dei Civici Musei di Varese dal ’95 al ’99. Un nome conosciuto, di indubitabile competenza. La sua idea è stata quella di disseminare il bal parco di Villa Recalcati di sculture di grandi dimensioni e di riservare, per le opere più piccole, le sale interne. Il catalogo, a cui ha dato un importante contributo la brava Sara Frattini, è di buon livello, non messo insieme a casaccio, come capita spesso per altre mostre e mostricciuole.

Certamente sarà da guardare con attenzione, per giudicare, le singole mostre. Ma è un buon segno che, come ha detto l’assessore alla Cultura della Provincia, Francesca Brianza, “si sia ripresa una tradizione colpevolmente abbandonata per anni”. E, soprattutto, che ci sia un’idea di programmare per qualche anno gli eventi, rifiutando la logica del “mordi e fuggi”, dell’evento fine a se stesso, improvvisato e una tantum. Quanto ai risultati concreti di queste scelte, si vedrà.

22 giugno 2010
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