Busto Arsizio

Assemblea generale Univa: ma il territorio dov’è?

La relazione del presidente Michele Graglia

Un’assemblea generale, tutto sommato, sotto tono, che ha volato basso, che non ha riservato grandi sorprese, forse perché la crisi resta pesante anche sul nostro territorio e, dunque, non c’è niente da ridere. Tuttavia si è celebrato ugualmente il grande rito dell’assemblea generale dell’Unione industriali di Varese, con i suoi iscritti, i suoi grandi e piccoli Brambilla, i politici onnipresenti, i “past president” schierati in prima fila, i vertici sindacali relegati in quinta o sesta fila. A non migliorare la situazione, la scelta di celebrare l’assise nella megastruttura di Malpensafiere, sempre più cattedrale nel deserto, struttura senza più né padre né madre, in attesa di sapere di che morte morire.

In questo clima, si è avvicinato al microfono il presidente dell’Unione, Michele Graglia. Una relazione, la sua, ampia, ricca di riferimenti e di analisi, con trovate quasi geniali, come l’espressione “holding di partecipazione”, ad esprimere il concetto (assolutamente impraticato nella realtà) che le imprese si facciano carico le une delle altre. Ma al di là delle analisi raffinate e delle accattivanti parole-chiave, nella relazione non c’era la minima traccia di territorio, del Varesotto, del tessuto imprenditoriale lì presente, con le sue ansie e le sue attese, delle chance o dei problemi della fabbrichetta che abbiamo dietro casa.

Al punto che, con un vero colpo di teatro, di quelli che non pensi di potere mai vedere in tutta la tua vita, la special guest dell’assise, il mitico professor De Rita, il sociologo “cervello” del Censis, la prima risposta che ha dato al giornalista Fabi (che gli domandava che cosa lo avesse colpito di più dell’intervento di Graglia), è stata: “La cosa che mi ha colpito di più è che non abbia  parlato una sola volta di territorio”. Unica eccezione il Distretto aerospaziale lombardo, dove, però, entrano a gamba tese anche realtà di spessore nazionale ed oltre.

Che nostalgia. Che nostalgia per le vecchie relazioni dei vecchi presidenti della Confindustria locale. Quando si guardava, certo, all’orizzonte lontano dei mercati e dei traffici, ma non ci si dimenticava di ricordare, con puntiglio quasi ossessivo, che la strada non era stata completata, che il treno continuava ad arrivare in ritardo, si tiravano le orecchie ai politici, ci si soffermava, con malcelata ironia, sulle “eterne incompiute”, cioè quelle infrastrutture promesse e mai portate a termine. No: questa mattina si è parlato di “metamorfosi”. Necessità che tutto cambi: individui, politica, imprese e associazioni. Ma come diceva un vecchio romanzo, scritto da un principe siciliano, c’è sempre il rischio che quando si chiede che tutto cambi, lo si fa perché nulla cambi davvero.

21 giugno 2010
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