Lettere

A Varese i poveri ci sono

Qualche giorno fa, si è tenuta la Commissione Servizi Sociali del Comune di Varese. Su mia richiesta hanno partecipato i rappresentanti di Caritas, Acli e S. Vincenzo di Varese.  Obiettivo della serata era di avere uno “spaccato”, una descrizione, da parte di queste emerite associazioni, degli interventi compiuti in questo ultimo anno e mezzo di crisi economica. Il quadro è stato impressionante.

Al “Centro di Ascolto” della Caritas ( quello della parrocchia di S. Vittore che funge da punto di riferimento decale ) è praticamente raddoppiato il numero delle persone che chiedono aiuto rispetto ad un anno fa. Quasi tremilatrecento contatti.

Il Fondo di solidarietà, creato dal Card. Tettamanzi, ha avuto oltre 170 domande di intervento, riuscendo, tuttavia, ad aiutare, con un sostegno economico, 46 persone per un totale di centomila euro. Le famiglie assistite con l’aiuto, poi, del Banco Alimentare e che quindi ricevono generi di prima necessità sono quasi duecento.

Caritas, Acli e S. Vincenzo, tutte e tre sono concordi nel sottolineare due costanti:  le persone che si rivolgono a loro, lo fanno come conseguenza della perdita del posto di lavoro e quindi, la prima richiesta, è quella di un aiuto concreto a trovare una nuova occupazione. Il secondo dato evidenziato: si tratta di persone mai viste e mai seguite prima. Persone che appartengono al ceto medio basso della nostra città e che la perdita della fonte di reddito, talvolta unica in famiglia, ha penalizzato pesantemente e maggiormente di altri perché già deboli.  Altri elementi estremamente preoccupanti ci sono stati forniti e hanno confermato quanto si temeva.

I settori più colpiti sono quelli dove c’erano rapporti di dipendenza con ditte artigiane. Più è piccola l’azienda e più forte è stata la crisi. Sicuramente l’edilizia è quello che, anche nella nostra città, ha risentito di più dei venti di recessione.

Ancora. La crisi spinge alla perdita della casa. Il sistema economico, in passato, ha spinto le famiglie ad accedere ai mutui per acquistare la casa. Ha spinto ad assumersi spese e costi, a sottoscrivere mutui che sembravano sostenibili, ma la perdita del lavoro, la cigs o la mobilità portano alla decurtazione del reddito, così si assiste ad una perdita che si va ad aggiungere a un’altra perdita. Dopo il lavoro la casa. Ma dopo il lavoro e la casa saltano le famiglie. Caritas, Acli e S. Vincenzo ci dicono che aumentano le separazioni, i divorzi. Aumentano le donne ( sole ) con figli a carico che si rivolgono alle loro strutture perché non più in grado di andare avanti. Aumentano anche i problemi per chi è in età di scolarizzazione. I costi della scuola incidono sulle famiglie e sul loro stato di debolezza economica attuale. Capitolo a parte poi il problema di chi non riesce a sostenere i costi degli affitti in una città come Varese. Da non sottovalutare gli aumenti degli sfratti per morosità.

A questa situazione così descritta va aggiunto un dato che deve ulteriormente preoccuparci. Questa è la raffigurazione che ci è stata presentata utilizzando come riferimento la sola struttura che gravita intorno agli uffici della Parrochia di S. Vittore collettore nella nostra zona di molti interventi. Ma non tutto rientra in questi dati rilevati. Esiste anche l’assistenza e l’aiuto che danno le singole parrocchie e che molte volte non figura in nessuna statistica. Esistono gli interventi su tutta la città del Banco Alimentare che non sono solo i duecento casi citati prima. Esistono le decine di pasti delle mense per i poveri che frati e suore elargiscono con i volontari quotidianamente.

Se a questo aggiungiamo quello che fanno le altre organizzazione di volontariato e quello che fa il Comune di Varese attraverso i Servizi Sociali, allora, il quadro definitivo appare non solo desolante, ma anche preoccupante nella sua costante crescita.

A fronte di una apparente tenuta del sistema, a fronte di una patina di benessere presente in città abbiamo, parallelamente, l’esistenza di un’altra città, abbiamo l’esistenza di una umanità dolente sempre più in difficoltà, a rischio povertà e di esclusione sociale.

Questa è una situazione che ci interroga tutti. Operatori, politici, maggioranza e minoranza. Una situazione siffatta dovrebbe portare tutti ad uno sforzo di fantasia e di pragmatismo finalizzato ad individuare soluzioni percorribili, condivisibili, accettabili e innovative. La domanda, banale e scontata, ma da fare è però una. Esistono, oggi, in città sufficienti volontà, risorse umane, intellettuali e politiche per affrontare una stagione che ordinaria non è ormai più da molto tempo?

Roberto Molinari

Consigliere Comunale PD  Varese

18 giugno 2010
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2 commenti a “A Varese i poveri ci sono

  1. ambretta il 4 luglio 2010, ore 17:42

    si pò anche iniziare dalle cose minime. vivo a Lugano dove una mezz’ora pima della chiusura alcuni supermercati mettono in vendita gli alimentari deperibili vicini alla scadanza a prezzo ribassato. Molte persone ne possono così approfittare con dignità.
    In un grande ipermercato di Varese mi è capitato di veder gettare pane, torte intere e dolci nel sacco della spazzatura prima della chiusura. Invece che gettati via questi alimenti non potrebbero essere donati a chi è in difficoltà o messi in vendita a prezzo ridotto ?

  2. Tiziana il 7 luglio 2010, ore 13:32

    Già infatti, la grande distribuzione di Varese manda in spazzatura tutto ciò che di deperibile è presente nel supermercato, perciò futta, verdura, dolci, pane e quant’altro non può essere venduto.
    Ritengo tutto ciò uno spreco oltre che un affronto nei confronti di coloro che faticano ad arrivare a fine mese!

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