Milano

Tomaso Kemeny, versi tra pittura e Brian Eno

Poeti varesini al reading: Marcello Castellano e Rita Clivio

Un evento capace di fare dialogare arte, poesia e musica, è già, di per sé, un avvenimento. Se poi ad officiare questo rito è addirittura Tomaso Kemeny, uno degli autori più interessanti del nostro universo poetico patrio, allora l’avvenimento si fa ancora più suggestivo e prezioso. E’ accaduto ieri sera a Milano, presso la bella galleria PoliArt, dove si è assistito ad un reading alternato tra lo stesso Kemeny e l’artista Roberto Floreali, una lettura breve, ma intensa, dell’ultimo poemetto del poeta italiano di Budapest, dal titolo “Paesaggi immaginari” (di cui è stata presentata ieri sera la prima edizione).

Versi che trovavano nelle opere di Floreali un controcanto di grande interesse. Ad impreziosire la

A Milano anche Viviana Faschi, impegnata sul fronte della prosa poetica

serata gli interventi della musicista bolognese Paola Samoggia, che ha proposto variazioni elettroniche su un tema di Brian Eno. Una presenza familiare per questa galleria, capace di proporre melodie e suoni nelle mostre di questi sette anni di vita dello spazio milanese.

Il settantaduenne Kemeny è apparso quanto mai brillante, con i suoi versi intensi ed essenziali, vissuti e ampiamente vivaci di colori e atmosfere, declamati su un cubo tra la gente. Come scrive, nel bel libretto diffuso per l’occasione, il critico Leonardo Conti, la poesia di Kemeny si delinea come “esercizio spirituale” che, però, è in grado di restituire alla scrittura la sua “ala di fuoco”, soprattutto dove esprime una violenta attrazione per la donna e il suo corpo. Si leggono, in questo poemetto, versi che si innalzano alati, pur non dimenticando mai la preoccupazione di non recidere mai i legami con questo tempo di miseria, evocato dalla frequente intersezione di un linguaggio “basso “ e quotidiano (“sfigati”, “mignotta”).

Un poema, quello di Kemeny, che, infine, restituisce tutta l’aura della poesia con la “P” maiuscola, quando chiude dicendo “Ma tu ascolta/ solo la parola che scaturisce/ dalle fenditure del tempo/ e trapela dai circuiti del silenzio”. Un invito che resta sospeso per qualche attimo all’interno della galleria, che poi si scioglie in un applauso ricco di emozioni.

15 giugno 2010
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