Varese

Isella e Panza, fu Warhol che li divise per sempre

Lo studioso Giovanni Agosti

A volte la cultura si impone da sola, con la forza della debolezza, nel silenzio, senza squilli di trombe o rulli di tamburo. C’è solo da prenderne felicemente atto. Un piccolo miracolo che (qualche volta) può accadere.

Ed è accaduto proprio ieri a Varese, quando il Salone Estense di Varese si è riempito nel pomeriggio di pubblico in occasione del ricordo varesino di un varesino: Dante Isella. Nella marea delle conferenze stampa spesso dedicate, in Comune o in Provincia, ad argomenti di corto respiro, vetrine per assessori più che illustrazione di iniziative interessanti per i cittadini, non si è organizzata una sola iniziativa per parlare del convegno di ieri, dedicato ad un grande intellettuale come Isella. Per lui, silenzio assoluto. Eppure…eppure il pubblico ha premiato l’iniziativa. Nonostante tutto e contro tutti. Nonostante il fatto che, al di là del primo intervento, fosse un appuntamento coltissimo e raffinatissimo, in gran parte incentrato su varianti, minute e diverse versioni a stampa dei “Promessi Sposi” del Manzoni. Una vertiginosa ascesa della cultura alta (anzi no, altissima). Senza corde e senza chiodi.

Un bell’incontro davvero, organizzato da un serio professore universitario come Mario Speroni (Università di Genova). All’incontro – va sottolineato – il sindaco Attilio Fontana è stato presente, seduto tra il pubblico e interessato. A dare man forte a questi due incontri (uno è avvenuto nella bella Mendrisio), il Circolo di Cultura di Mendrisio, la Società Storica Varesina, l’Associazione Amici dell’Università dell’Insubria, il Comune di Varese. Un incontro che ha offerto una vera chicca: l’intervento, tra autobiografia e ricordi, humour e gusto del dettaglio, di Giovanni Agosti, personaggio sopra le righe, capace di intrecciare arte, letteratura, politica in un unicum, che ha avuto la fortuna di frequentare e lavorare insieme ad Isella. Agosti ha raccontato il suo percorso culturale, che in qualche modo è stato un percorso verso Isella. Quasi inevitabile, come lo è il destino.

Il giovane studioso ha proposto un confronto tra Isella e il conte Giuseppe Panza di Biumo. Diversi, lontani, eppure vicinissimi. Punto di divaricazione e di non ritorno: la Biennale del ’64, con la morte di Morandi e la vittoria di Warhol. “Fino all’ultimo Isella pensava che l’arte collezionata da Panza non fosse una cosa seria”, dice Agosti. E proprio sull’arte la lontanza è definitiva. Eppure qualcosa avvicina il filologo e il collezionista. “Si buttavano a corpo morto in ciò che facevano, una passione culturale che li accomunava, nonostante tutti i distinguo”.

13 giugno 2010
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