Varese

In mostra le misteriose alchimie di Frattini

L'inaugurazione della mostra alla Sala Veratti

Un doppio anniversario celebrato con una doppia mostra. Dopo quella in concomitanza con i quarant’anni del Liceo Artistico della città presso lo stesso istituto, si è aperta ieri alla Sala Veratti di Varese la mostra “Angelo Frattini e il suo studio”, a cura del figlio maggiore Gigi, che ha l’ambizione di evocare l’artista varesino doc (nato a Sant’Ambrogio), il quale, numeri della cabala, era nato nel 1910 ed è scomparso nel 2010. Una mostra che non si affida esclusivamente alle tante sculture, ai disegni, ma anche ai documenti e alle immagini fotografiche, riprodotte a grandezza naturale, in modo da rendere più credibile la rievocazione dell’atelier dell’artista.

La mostra offre la possibilità di conoscere più da vicino Frattini. Le sue opere, spesso ispirate ad un ambiente domestico, capaci di cogliere la sottile trama degli affetti familiari, rimandare i ricordi di un lungo percorso artistico, affollano la Sala dei Civici Musei. Didascalie e spiegazioni accompagnano le opere, che ieri, all’inaugurazione, sono state rilette dal critico d’arte Silvio Colombo, che di Frattini ha proposto un ritratto inedito molto accattivante, spesso rivolgendosi alla figlia dell’artista Tita presente in sala.

Un ritratto che, tuttavia, non si è confrontato con la magica natura “alchimista” dello scultore, sulla quale, invece, ha richiamato l’attenzione la scrittrice Chiara Zocchi, quando ha scritto, a presentazione della mostra, “un materiale (pesante) diventa misteriosamente pensiero (leggero). E non c’è altro da dire”.

A corredare la mostra dedicata all’artista, che è stata inaugurata dal sindaco Attilio Fontana, anche un volume (non il catalogo con le opere in mostra, che non c’è), dedicato a Frattini e al Liceo intitolato alla sua figura, pubblicato dalle edizioni Arterigere.

13 giugno 2010
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