Varese

Cgil: referendum acqua, una battaglia anche nostra

Da sinistra, Franco Stasi e Stefano Rocci

Un successo significativo, forse non previsto dagli stessi organizzatori. Eppure la campagna referendaria “L’acqua non si vende” ha già raggiunto, in tutto il Paese, la soglia delle 900 mila firme, al punto che ora si punta al milione (la legge ne richiede, valide, 500 mila). Eppure il messaggio è volato veloce e lontano: nei banchetti, presso i Comuni, sul web. Anche grazie ad un cartello di organizzazioni promotrici praticamente infinito.

Ora, con il peso dei suoi iscritti e la forza della sua “schiena diritta” nei confronti del governo, interviene la Cgil, che a Varese, come in tutta Italia, sostiene con convinzione la campagna referendaria. Una battaglia importante, come ribadisce il segretario generale Franco Stasi, che nella nostra provincia è arrivata a raccogliere 4500 firme. Un traguardo, come dicono gli esponenti del Comitato, che si eleverà a 5000, ma non alle 7000 firme ipotizzate inizialmente.

“Aderiamo a questa battaglia – dice Stasi – perché è assolutamente coerente con le nostre mobilitazioni in favore dei diritti dei lavoratori e degli stranieri. E poi perché privatizzazione, come ci insegna l’esperienza, porta sempre a rincari nelle bollette. E, come sempre, sono le famiglie che finiscono per rimetterci”.

La Cgil di Varese lancia un allarme contro il rischio che l’acqua diventi un bene privato, pagato come una merce, mentre è un diritto di tutti. I dati sui costi danno ragione alla Cgil. Come dice Stefano Rocci, responsabile per la Cgil della campagna referendaria, se una famiglia di tre persone spende in media, con l’acqua pubblica, 0,78 centesimi al metro cubo e 120 euro all’anno, se si privatizza la stessa famiglia arriva a 2 euro a metro cubo e a 380 euro all’anno.

Infine, continua il segretario generale di Cgil Varese Stasi, quando si mette in moto un processo di privatizzazione c’è sempre un’altra bolletta pesante da pagare: quella dei licenziamenti. Una bolletta che la Cgil vuole rimandare al mittente.

11 giugno 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi