Milano

Sarà amputato il Raboni proposto a Milano?

Giovanni Raboni

Risulta difficile avvicinare i poeti e la loro opera senza tradirli, amputarli, fraintenderli, soprattutto se si tratta di poeti con una vocazione (anche o soprattutto) civile. Tanto più a Varese, dove c’è chi non ammette neppure che si tratti di poesia, quando nei suoi versi un poeta si indigna e riflette sui mali della Nazione.

Un banco di prova sarà domani sera, martedì 8 giugno, alle ore 21, presso la Casa della Poesia di Milano, la serata intitolata “Parola di poeta, Giovanni Raboni”, a cura dell’onnipresente Maurizio Cucchi. Si tratta di un appuntamento dedicato alla figura del poeta milanese, con interventi dello stesso Cucchi, oltre che di Giancarlo Majorino, Patrizia Valduga, Cesare Viviani. Prevista anche la lettura di alcune sue pagine di Fabrizio Bernini, Amos Mattio, Mary Barbara Tolusso.

Ci si domanda: negli interventi e nelle letture ci sarà spazio anche per le pagine di quell’aureo libretto, molto sulfureo, che è “Ultimi versi”, uscito postumo, ritratto al vetriolo del Cavaliere. Dove si leggeva: “Sia detto, amici, una volta per tutte:/ a correre rischi non è soltanto/ la credibilità della nazione/ o l’incerta, dubitabile essenza/ che chiamiamo democrazia,/

qui in gioco c’è la storia che ci resta,/ il poco che manca da qui alla morte”. Niente male, no? Anche se ci appare, oggi, forse, persino troppo clemente.

7 giugno 2010
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