Varese

La giovane poetessa suicida riempie la sala del Miv

Il dibattito con la regista alla Sala Urano

Nonostante le tante volte in cui è stata proposta, era numeroso, ieri sera, alla Sala Urano del  Multisala Impero di Varese, nell’ambito della rassegna Documentarincorso, il pubblico che ha assistito alla proiezione della pellicola “Poesia che mi guardi”, il film che la regista Marina Spada ha dedicato alla poetessa Antonia Pozzi, morta suicida a 26 anni. E infatti il titolo è proprio un verso della Pozzi.

Un pubblico in gran parte giovanile e femminile, con parecchi studenti universitari, che hanno seguito con interesse il dibattito, condotto dal critico cinematografico Maurizio Fantoni Minnella, con la stessa regista. Senza dubbio l’attenzione e la presenza di spettatori alla Sala Urano erano legati proprio al ritratto della Pozzi, un’autrice sempre più conosciuta grazie a convegni e pubblicazioni, ma soprattutto proprio grazie a questa pellicola, realizzata con un finanziamento della Provincia di Milano.

La regista, docente alla Scuola di Cinema di Milano, una tra le realtà più interessanti dopo la direzione di Maurizio Nichetti, ha già offerto prove cinematografiche molto convincenti. Prima con “Forza Cani” e poi con la pellicola “Come l’ombra” (titolo tratto da un verso della grandissima Achmatova), la Spada ha proposto un’immagine originale e per nulla edulcorata di Milano, “scatti” dal vero per una metropoli divisa tra immobilismo e speculazioni legate all’Expo. Con il film sulla Pozzi, interpretato da quella che oggi è senza dubbio la migliore attrice del Piccolo Teatro di Milano, Elena Ghiaurov, la Spada è tornata a quelli che, come ha detto ieri sera, sono i “ritratti di artisti”, che alla Spada risultano assai congeniali.

“Sono impazzita tre anni per sceneggiare questo film – ha raccontato la regista parlando della pellicola sull’autrice che considerava la poesia il suo “profondo rimorso” e a cui chiedeva di “rifarla degna di lei” -. E’ un film tutto scritto. Se avessi le risorse a disposizione, ora vorrei realizzare una pellicola su Cristina Campo”. Ma quale la filosofia del cinema della Spada? Presto detto: “Filmare con rispetto: per me il non filmare mai come non vorresti essere filmato, è un dogma”.

Giustamente critica, la regista milanese, su quello che qualcuno definisce il cinema “fai da te”. “E’ vero – ha ammesso la Spada – che i nuovi mezzi tecnologici consentono a chiunque di realizzare documentari, ma questa disponibilità di mezzi non garantisce la qualità”. Anzi, “l’illusione di diventare autori – rincara la regista – è l’altra faccia del ‘Grande Fratello’”. Resta il fatto che, come aveva già detto la regista Francesca Comencini a Varese, il documentario resta una forma affascinante di espressione. “Sì, perché dà la possibilità di trovare una storia ovunque”.

Si chiude così la rassegna Documentarincorso. Una bella rassegna, che ci auguriamo prosegua ancora. Magari invitando altri registi dell’interessante “nouvelle vague” milanese. Magari partendo dall’interessante Alina Marazzi.

4 giugno 2010
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