Varese

Maroni, no comment sul 2 giugno. Ma esterna sull’Inter

Il ministro Maroni in piazza Repubblica

Festa della Repubblica a Varese. Questa mattina le massime autorità della città e le rappresentanze delle Forze dell’ordine erano presenti in piazza Repubblica per l’alzabandiera e la deposizione delle corone ai piedi del gigantesco monumento ai Caduti. Una cerimonia che si ripete ogni anno e che questa mattina ha visto una risicata partecipazione di cittadini comuni.

Erano presenti il prefetto Vicari e il questore Cardona, oltre al sindaco di Varese Fontana, al presidente della Provincia Galli, al deputato Marantelli e al senatore Rossi. Ma certamente a fare la parte del leone è stato il ministro varesino degli Interni, Roberto Maroni. Senza contare alti ufficiali di Carabinieri e Polizia.

Non si può certo dire che, quest’anno, gli esponenti del Carroccio non fossero presenti alle celebrazioni. Ma quanto a capire i loro pensieri sul 2 giugno, Festa della Repubblica, festa che vede tricolori sventolanti ai quali i leghisti hanno spesso riservato espressioni poco lusinghiere, è tutto un altro paio di maniche. In particolare, Maroni, in proposito, ha tenuto la bocca cucita. Nonostante le sollecitazioni dei cronisti e le domande. Un sorrisetto alla domanda su cosa ne pensa di questa festa, e poi più nulla. Sul 2 giugno.

Su altri temi, invece, il ministro ha esternato scherzosamente. “Ti nomino mio portavoce”, dice all’onorevole Pd Daniele Marantelli che gli sta accanto e vuole rispondere ai giornalisti al posto di Maroni. E poi subito le parole deviano verso il calcio: a ridosso dei Mondiali, è comprensibile. Ma non dell’Italia, si parla, ma del Milan, di cui Maroni è da sempre tifoso (così come il sindaco Fontana). “Un altro anno come questo non si può più sopportare, con l’Inter che vince quattro titoli”. Quattro? Ma non c’era la Coppa Italia, il campionato e la Champions? E il quarto? “E’ stata la prima squadra straniera a vincere il campionato nazionale”, scherza il ministro. Quanto al Milan, sono dolori. “Non si può andare avanti così. La squadra va rafforzata. L’ho detto anche a Berlusconi”.

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2 giugno 2010
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