Milano

Teatro di Ringhiera, un festival per salvare la Costituzione

La Piccolo interviene al Teatro di Ringhiera

Si è svolto a Milano in questi giorni, e terminerà questa sera, domenica 30 maggio, un evento teatrale di cui è difficile trovare l’eguale. Si tratta del Festival del Teatro di Ringhiera, giunto alla sua quinta edizione, un cartellone di eventi intitolato “Costituitevi” e dedicato infatti alla Costituzione italiana. Sì, proprio alla nostra Carta costituzionale che spesso qualcuno è tentato di cambiare o stracciare. Il Teatro Ringhiera è uno dei pochi palcoscenici rimasti aperti nella periferia milanese, incastonato in un quadrilatero di caseggiati, e la sua direzione artistica è affidata a due coraggiose donne di teatro, Arianna Scommegna e la più nota Serena Sinigaglia.

In queste sere erano previsti spettacoli teatrali introdotti da “Cartoline”, come quelle che inviava via etere l’indimenticabile Andrea Barbato, curate, ad esempio, da Lella Costa piuttosto che dalla compagnia Alma Rosè. Ieri sera è salita sul palco Ottavia Piccolo, che ha proposto la storia di una giornalista con idee piuttosto chiare sul suo mestiere: Anna Politoskaia, assassinata in Russia perché critica e durissima contro la presenza russa in Cecenia (la Piccolo ha proposto un testo curato da Massini). Una storia solo apparentemente lontana, perché i meccanismi che minacciano la libertà di stampa e i diritti dell’opinione pubblica possono operare nella lontana Cecenia, ma anche nella vicina Italia.

Ieri sera è stata anche presentata in prima assoluta un interessante lavoro teatrale: “Cronaca di un Paese inventato. Indagine sulla Costituzione e il suo popolo”, uno spettacolo proposto dalla Compagnia ASILO (Attività Scatenata per l’Incredibile Lotta all’Ottusità), composta da quattro giovani attori. Un lavoro ambizioso, quello di tracciare un identikit dell’italiano di oggi. Uno sforzo che tentarono, in passato, personaggi come Pasolini e Sciascia. Qui il taglio è grottesco, con personaggi che, a ritmo vorticoso, si fanno avanti e parlano di sé, degli altri, di un’Italia sempre più cinica e televisiva. Una galleria che viene completata da due storie finali, quella di un arbitro di calcio tormentato dalle ingiustizie e quella di un tizio che sopravvive facendosi rimborsare come vittima di incidenti. Un lavoro forse un po’ troppo lungo e con scarsi agganci tra la galleria dei personaggi e le storie finali.

30 maggio 2010
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