Lettere

Taglio a stipendi politici, non basta

La manovra da 25 miliardi (in 2 anni) presentata dal governo di centrodestra non esita a colpire il ceto medio, i lavoratori dipendenti, le famiglie, i pensionati e i giovani, intervenendo soprattutto su stipendi e pensioni ma, “stranamente”, rappresenta l’ennesima occasione persa per ridurre i costi della politica. Per quanto mi riguarda, sono dell’opinione che gli emolumenti dei ministri e dei parlamentari siano ormai talmente fuori dal mondo che bisognerebbe tagliare molto di più del misero 5% promesso dal ministro Tremonti. Prendendo magari ad esempio ciò che, da tempo, hanno fatto volontariamente, anche in provincia di Varese, molti amministratori locali.

C’è un aspetto, tuttavia, dei ragionamenti che circolano anche su Varesereport in questi giorni, che non mi convince affatto. Troppi infatti, nutrono la speranza che una misura del genere potrebbe avere effetti miracolistici sui conti pubblici.

Ritengo utile sottolineare che si tratta di una speranza assolutamente infondata. Innanzitutto perché un taglio del 5%, anche se venisse esteso ai grandi dirigenti e funzionari pubblici, in fondo, riguarderebbe poche migliaia di persone. In secondo luogo perché l’autonomia delle Regioni e degli enti locali rende praticamente impossibile calare dal centro un provvedimento di contenimento di tutti gli emolumenti legati alla funzione politica. E, infine, punto decisivo, perché, anche se si riuscisse a colpire davvero tutta la politica, i risparmi sarebbero irrisori rispetto all’entità della manovra che ci attende.

Basta fare due conti per capire che un taglio del 5% frutterebbe, infatti, circa 200 milioni di euro, ossia meno dell’1% di quello che serve per tenere i conti pubblici in ordine e che il restante 99%, sarebbe richiesto, sempre e comunque, soprattutto ai ceti popolari. E’ innegabile che una riduzione degli emolumenti dei politici nazionali, specie se estesa agli alti dirigenti, sarebbe importante soprattutto per il suo significato simbolico.

Molti sono i ministri, i parlamentari e i manager pubblici, anche provenienti dal nostro territorio, con doppio o triplo incarico, che hanno stipendi privi di qualsiasi ragionevolezza, non solo in relazione a quelli dei comuni cittadini ma innanzitutto in relazione a quelli dei politici e funzionari di pari livello degli altri Paesi. Solo qualche settimana fa, ad esempio, Lega e PDL hanno permesso che l’on. Stanca continuasse a fare contemporaneamente il deputato e l’amministratore delegato di Expo 2015 (ha tutti i titoli per farlo), con un compenso annuo di 450.000 euro. Non è un segreto che Giuseppe Bonomi, ricoprendo il doppio ruolo di presidente ed amministratore delegato di SEA, percepisca qualcosa come 650.000 euro all’anno, circa 30 volte lo stipendio medio di un dipendente SEA.

Sono convinto, tuttavia, che anche dare una sforbiciata più robusta del 5% a questi stipendi scandalosi, sarebbe la condizione minima ma non sufficiente. A mio modesto parere, al punto in cui siamo, occorrerebbe una misura più strutturale come una riforma in grado di ridurre il numero di ministri e parlamentari.

Ritengo, inoltre, che i veri costi della politica non siano solo quelli diretti, ossia il numero di ministri e parlamentari e l’ammontare dei loro stipendi, ma soprattutto quelli indiretti, di cui, purtroppo, non parla nessuno.  Mi riferisco allo spreco di risorse pubbliche che incapacità di decidere, corruzione e malgoverno infliggono ogni anno al nostro Paese.

Bisogna sapere che, a fronte di 4 miliardi di costi diretti, la politica ci costa ogni anno qualcosa come 160 miliardi per la sua inefficienza e per la sua incapacità di spendere oculatamente il denaro pubblico. Per non parlare di quanto ci costa per la sua timidezza nel combattere l’evasione fiscale!

Secondo me è di qui che dobbiamo ripartire se vogliamo cercare di evitare che l’Italia continui ad essere il Paese di Pulcinella, svegliandoci un giorno nelle stesse condizioni della Grecia.

Fabrizio Mirabelli

Consigliere comunale PD di Varese

27 maggio 2010
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3 commenti a “Taglio a stipendi politici, non basta

  1. Taglio a stipendi politici, non basta – Varese Report il 28 maggio 2010, ore 00:51

    [...] Prosegue Articolo Originale: Taglio a stipendi politici, non basta – Varese Report [...]

  2. Ambrosioni Romano il 10 giugno 2010, ore 19:59

    Questo diffuso disgusto é verso tutti i nostri politici, anche quelli che fanno Chiacchiere ma non presentano un concreto emendamento con un drastico taglio e poi “contarsi”

  3. Eliano Bellanova il 15 luglio 2011, ore 20:25

    Abbiamo un Presidente del Consiglio imprenditore. Perché non propone, in quanto tale, di stipendiare i politici in base al rendimento? Ovvero: idee, progetti, realizzazioni a favore della Nazione. Altrimenti 0 Euro di guadagno e tanto riposo…

    Eliano Bellanova

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