Milano

Rheingold alla Scala. E dal Walhalla esce Mickey Mouse

Das Rheinold alla Scala di Milano

Das Rheingold, per un nuovo Ring scaligero che vede alla regia Guy Cassiers e che si snoderà fino a giugno 2013, dove le quattro tappe del ciclo wagneriano saranno proposte in un’unica tranche, come a Bayreuth. A dirigere l’orchestra l’ormai nostro Daniel Baremboim.

Una prima annullata causa sciopero dei lavoratori del teatro, le repliche dove la rabbia contro, come lo chiamano loro, il “decreto infame” non si affievolisce: i cantanti porteranno appuntata al petto una coccarda gialla simbolo di portatori di cultura, “concedeteci almeno questo” dice uno dei lavoratori in protesta. Ma Wagner supera scioperi, decreti e infamie, Der Ring des Nibelungen è la fondazione di un’epoca, o meglio di un’epopea, come direbbe Carlo Sini: il tempo celeste, il distacco totale dalla terra.

C’è un mondo primordiale dominato dall’acqua, c’è acqua in scena (ma questo non rappresenta una novità per il palco della Scala), poi c’è il desiderio ed è l’inizio dell’incrinatura. Quando si comincia a sentire una mancanza, quando la condizione umana non è più perfetta, inizia a “cadere” l’Eden. Il dilemma è che poi per ripristinare l’ordine si relega la perfezione ad un mondo altro e alto, “l’alto dei cieli” del Wallhalla. Ma le figlie del Reno, le figlie dell’acqua ovvero della terra, Woglinde, Wellgunde e Flosshilde, sanno che tutto ciò che sta in alto mente e che la verità si situa nelle profondità della terra (o dell’acqua); sanno che ogni qualvolta si cerca di stabilire un ordine precostituito negando l’ambiguità dell’esperienza, si dà il via ad una nuova catena di “cadute”. Ma questa è la fine dell’opera. Partiamo dall’inizio.

Wagner tratta il mito, non altro, è come la tragedia greca, per questo Bayreuth doveva avere il carattere di luogo rituale più che di teatro, per questo piaceva tanto a Nieztsche, per questo Nieztsche odiò il Parsifal, perché lì si intravedeva un cristianesimo sacrificale che avrebbe estirpato la dimensione dionisiaca del tragico. Usare un bagaglio di questa portata, dove il pubblico – inconsciamente – sempre si riconosce, è stata la scelta di un diretto, a mio parere, discendente di Wagner: Walt Disney. Rivolgendosi ad un pubblico per lo più infantile, Walt ha scelto la fiaba, ma sappiamo tutti che fiabe e miti (almeno per i popoli germanici) vanno a braccetto per quanto riguarda l’alimentazione dell’inconscio collettivo. Guardando poi la dimensione musicale dei film Disney dei primi decenni, il riferimento a Wagner diventa quasi palese, con le musiche che fanno il verso alle intonazioni e alle dinamiche fisiche.

Wagner usa la musica come usa il testo e dimostra che quando un solo paio di mani sferruzzano con note e parole l’opera raggiunge una pregnanza che altrove si palesa sempre scissa. Ma per Wagner la musica non è sostrato, il sostrato è il mito; la musica è azione, è corpo, è materia, per questo è stata una trovata davvero interessante quella di Cassiers di usare dei corpi danzanti come proiezione materica dello stato psicofisico dei personaggi, sorta di avatara timici che hanno reso la scena sempre dinamica, pullulante, come un bacino d’acqua.

L’acqua del Reno della prima scena infatti pareva s’infiltrasse anche nel Wallhalla degli dei, nonché a Nibelhein patria del ladro d’oro Alberich. Una piattaforma a quadrati movibili alternava l’uniformità del fondale, a volte interamente acquatico, a volte con percorsi emersi. L’acqua aveva anche un suono che integrava quello degli strumenti, già dal canto loro molto acquatici (ben cinque le arpe presenti).

A completare questo assetto registico davvero interessante (molto meno caotico e ridondante del Tannhauser di Padrissa) uno schermo di lastra alluminia (all’apparenza) dove veniva proiettata un’alternanza di scenari originali (nel senso di relativi all’origine) e, al tempo stesso postumi, nonché un gioco d’ombre cinesi che raccontavano, duplicandola, la storia che accadeva sulla scena.

Si annuncia quindi un Ring molto suggestivo pur se tecnologico; aspettiamo di vedere la seconda tappa che aprirà la stagione 2010-2011 del 7 dicembre, dove fischi o applausi si faranno sentire molto più rumorosi: la Walchiria.

27 maggio 2010 Viviana Faschi redazione@varesereport.it
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