Varese

Goodman, l’Israele democratica arriva ad A-tube

Yoni Goodman

Nessun dubbio: la presenza di Yoni Goodman è uno dei punti alti del festival A-tube di Varese. Lui si aggira leggero e sorridente tra i tanti giovani fans dell’animation film che hanno frequentato la kermesse del Miv. Goodman è un israeliano, abita vicino a Tel Aviv, ma è un israeliano scomodo. E’ stato supervisore dell’animazione nella pellicola “Valzer con Bashir”, regia di Ari Folman, candidato all’Oscar 2009. Un film che riporta l’attenzione sui campi libanesi di Sabra e Chatila, dove avvenne un massacro di palestinesi perpetrato dalle Falangi cristiano-maronite, con l’allora ministro israeliano della Difesa, il falco Sharon, considerato responsabile del fatto di aver saputo e taciuto, se non addirittura favorito.

A Goodman piace Varese e di Varese conosceva la mitica Ignis tramandata come grande avversaria del Maccabi. Ma gli dobbiamo ricordare, a lui trentaquattrenne, anche l’episodio del 7 marzo ’79, per lui sconosciuto, quando il Maccabi fu accolto al palazzetto di Varese da slogan inneggianti alla Shoah. E proprio dalla memoria partiamo nella nostra intervista all’artista che terrà domani un workshop presso il Cinema Vela alle ore 20, prima della premiazione dei vincitori di A-tube 2010. Un festival che gli è piaciuto tanto da farasi inviare dei disegni per arricchire la mostra sugli storyboard in corso al Miv e curata con bravura da Giorgio Ghisolfi e da Emanuela Rindi.

Partiamo dalla ricerca, nel “Valzer”, di una memoria rimossa. C’è ancora questa rimozione, in Isreaele, a proposito del massacro in Libano?

E’ un episodio di cui non si parla direttamente, pubblicamente, ma resta un fatto di cui si discute ancora molto nel mio Paese. Un tema sentito, un fatto tragico, di cui l’esercito ha sostenuto per anni di non sapere come fossero andate le cose, mentre si sapeva benissimo.

Perché la scelta di affondare le mani nella memoria dolorosa attraverso un film d’animazione?

La nostra è stata una scelta stilistica. E’ più difficile raccontare con le parole che attraverso l’animazione che, invece, si rivela più comunicativa, mostra direttamente le cose.

Cosa ne pensa dell’esistenza di due Stati (uno israeliano e uno palestinese) che possano convivere pacificamente?

Sono assolutamente d’accordo. I palestinesi devono avere una loro patria, bisogna darla ai palestinesi. Il problema è che ci sono state tante aggressioni tra i due popoli che ora è difficile rimarginare le ferite. Ma il punto di partenza resta quello di dare uno Stato ai palestinesi.

Torniamo all’animazione. Nel vostro film avete dimostrato che non esiste solo Disney. E’ così?

Come ogni forma d’arte, può trattare qualsiasi argomento, e a seconda del tema può rivolgersi ad adulti o a bambini. Quando abbiamo scelto di fare il “Valzer”, con pochi soldi e pochi collaboratori (in tutto siamo stati otto a lavorare al film) non sapevamo che reazione avrebbe avuto il pubblico. Dopo il successo che ha registrato, adesso sappiamo che è possibile trattare temi politici e sociali. Un bella evoluzione per il mondo dell’animazione.

Ora a cosa sta lavorando?

Sto lavorando con lo stesso regista ad un altro film a tecnica mista (dal vero e animazione), che dovrebbe uscire nel 2012, su un copione tratto dall’opera fantastica di Stanislaw Lem “The Futurological Congress”, dove si racconta di un mondo futuro che vive soltanto grazie a droghe sintetiche. Basta con le guerre.

Cosa pensa del festival varesino “A-tube”?

E’ importante che ci siano opportunità per il pubblico di vedere pellicole normalmente inaccessibili e occasioni per gli addetti ai lavori di incontrarsi e scambiare opinioni.

E quale il corto in concorso che preferisce?

Quello che vincerà il festival.

22 maggio 2010 Andrea Giacometti direttore@varesereport.it
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Un commento a “Goodman, l’Israele democratica arriva ad A-tube

  1. filippo bianchetti il 23 maggio 2010, ore 23:53

    Oggi Vittorio Arrigoni, un amico che sta a Gaza come volontario dell’ International Solidarity Movement, è andato a trovare uno dei contadini che aiuta, insieme ad altri internazionali, esponendosi al fuoco dei soldati israeliani che sparano a chi coltiva i campi per una fascia, detta “zona tampone” di qualche centinaio di metri DENTRO il confine di Gaza. La Striscia è larga solo da 5 a 10 km, e da quelle coltivazioni traggono cibo un milione e mezzo di persone, tra cui tantissimi bambini. Vittorio, che pure ne ha viste tante (cosiglio di leggere “Restiamo umani”, edizioni Il Manifesto) è tornato a casa sconvolto per il racconto del contadino: i mezzi blindati israeliani OGGI erano entrati ancora nei suoi campi, ma stavolta hanno scavato un grande buco, e ci hanno seppellito dentro tutti i suoi polli, vivi nelle loro gabbie.
    QUINDI a me pare sempre troppo poco, quando degli israeliani bravi mi fanno vedere in un bel film come sono turbati dal ricordo del loro ruolo “passivo” nella strage di Sabra e Chatila, osservata TANTI ANNI FA da dentro le torrette dei loro tank; mi piacerebbe di più se chiedessero scusa per quello che i loro soldati fanno OGGI ai palestinesi.

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