Varese

La Fondazione culturale di Gallarate sbarca a Varese

Un momento dello spettacolo "Montedidio"

Doppio importante appuntamento in trasferta per la Fondazione Culturale “1860 Gallarate Città” onlus che, con la Compagnia del Teatro del Popolo, sarà a Varese sabato 22 maggio al teatro Apollonio e giovedì 27 maggio al Teatro Nuovo.

La mattinata di sabato 22 maggio, con inizio alle 9.30, per un progetto sostenuto dall’Asl di Varese, dalla Provincia di Varese e dall’Ufficio Scolastico Provinciale, per la regia e la drammaturgia di Sara Mignolli con in scena la stessa Mignolli, Gabrio Monza, Francesca Tacca e Laura Donadello, sarà proposto “Magiconumero. Educazione al servizio 118”.

Da qualche anno nelle scuole della Provincia l’Asl promuove incontri di sensibilizzazione sul servizio 118 e in questo senso è stata chiesta una collaborazione al progetto alla Fondazione Culturale di Gallarate perché abbinasse alle lezioni scolastiche una sorta di spettacolo conclusivo per i bambini. Così è nato “Magiconumero”, dove piccoli clown in scena incappano in una serie di disavventure sanitarie che portano a conoscere il servizio 118. L’idea di fondo dello spettacolo consiste proprio nell’abbinare all’attività ordinaria di formazione e informazione rivolta agli scolari mediante gli operatori specializzati del servizio, un momento collettivo che – attraverso le forme dello spettacolo dal vivo e l’allestimento/produzione di uno spettacolo ideato ad hoc – possa ulteriormente sensibilizzare, divertendo, sulla fondamentale funzione preventiva e di assistenza assolta dal servizio 118.

Le forme storiche del Teatro Ragazzi italiano si sono venute modellando, in oltre trent’anni di attività, proprio lungo questa direttrice di carattere pedagogico: è possibile integrare l’apprendimento tradizionale legato alla lezione “frontale” in aula con una pluralità di attività ed esperienze che, attraverso un coinvolgimento più emotivo che cognitivo, lasciano tuttavia tracce profonde nella memoria e nel vissuto del bambino, contribuendo in modo davvero significativo alla sua compiuta formazione. Da questo punto di vista, il calare in un contesto comico-burlesco l’esperienza – normalmente drammatica – del ricorso alla chiamata di soccorso aiuta a sottolinearne, in realtà, la profonda valenza di servizio. Il perno drammaturgico dello spettacolo è giocato, come si accennava, – attraverso le forme della clownerie e del divertimento – sul progressivo apprendimento di due bambini al corretto impiego del servizio e del suo ricorso, in contrasto con chi lo impiega in modo confuso o per ragioni futili (effettuando chiamate caotiche, piene di panico, senza dati precisi, ecc.). Sino al momento in cui i due bambini, spettatori di un incidente, prendono in mano la situazione divenendo maestri degli adulti.

L’intenzione della Fondazione è che lo spettacolo, che sabato 22 maggio sarà presentato in prima assoluta ai bambini delle scuole aderenti al progetto del 118, non resti un evento isolato, ma diventi un vero e proprio sussidio in un progetto di circuitazione.

Giovedì 27 maggio al Teatro Nuovo di Varese alle 21, inserito nel circuito di Sipari Uniti, la Compagnia del Teatro del Popolo porterà invece in scena la produzione condivisa con la Fondazione Culturale “Montedidio”, dal romanzo di Erri De Luca, che ha esordito nella scorsa edizione del festival di via Paal come prima produzione della Fondazione Culturale e della Compagnia Stabile del Teatro del Popolo, e che ha già riscosso ampio successo in diversi teatri a livello nazionale. Con regia di Valentina Maselli, drammaturgia di Sara Mignolli, supervisione artistica di Luciano Colavero, disegno luci di Luciano Mestriner e in scena Gianna Emmanuello, Paola Ferraguto, Gabrio Monza e Samuel Salamone, lo spettacolo nasce dalla scommessa e dalla convinzione che ai ragazzi di possa parlare con rispetto di cose serie, con delicatezza, ma senza tabù. In poco tempo, a Montedidio, un quartiere di Napoli, un ragazzino di tredici anni si ritrova a crescere per diventare uomo. È bastato compiere tredici anni che subito è stato messo tra gli uomini ad occuparsi di cose adulte. Impara il lavoro, scopre l’amore e il dolore della perdita. Si ritrova solo a fare i conti con la vita. La guarda, la osserva con gli occhi puri di chi ancora non sa, si lascia trasportare dagli eventi per imparare poi a gestirli. Con la sua consapevolezza cresce e muta anche il corpo che si fortifica attraverso il lavoro e l’esercizio del lancio del bumeràn, un magica ala di legno che arriva dal mare e che deve volare, ma non ora, non è ancora arrivato il momento. Accompagnano la sua crescita Mast’Errico, il falegname presso cui fa il garzone, che gli insegna il lavoro, Rafaniello, un calzolaio con una misteriosa gobba arrivato da qualche pizzo d’Europa e venuto a Montedidio per aggiustare le scarpe ai “puverielli”, e Maria, la ragazzina dell’ultimo piano che ha anche lei tredici anni, ma già conosce le mosse delle donne e gli insegnerà l’amore.

20 maggio 2010
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