Milano

Il carcere di Varese si segnala ancora per la poesia

Tutta colpa delle parole di Mohamed Bennis, l’ideatore della giornata mondiale della Poesia proclamata nel 1999 dall’Unesco e festeggiata il 21 marzo di ogni anno. La Casa Circondariale di Varese è stata segnalata nuovamente alla XXI Rassegna di Prosa e Poesia “Marina Incerti”, organizzata dall’Istituto Pier Paolo Pasolini di Milano per valorizzare le forme espressive.

Tutta colpa di una delle classiche “invasioni” della carovana dei versi, responsabile anche dell’adozione della poesia “consumata” nella casa circondariale di Varese e della “transAzione” oltre quelle mura ogni 21 marzo, proprio come propone Bennis.

Il percorso era tracciato, quindi: la responsabile dell’Area Educativa,  Maria Mongiello, ed il direttore, Mongelli, si rendono complici e autorizzano l’incontro tra gruppi di ristretti e le arti solo per favorire l’attivazione delle capacità fondamentali dell’uomo: mani, sguardi, voci per cinque anni agiscono in via Morandi. E in men che non si dica si crea un’autentica banda a mano libera – detenuti in azione che usano mani per fare, osservare e raccontare tra i disegni di Ugo Pierri.

L’ammissione di colpa di questo uso “improprio” della parola e dell’immagine è raccolta anche nella carovana dei versi (2005-2006-2007-2008-2009-2010). Tutti titoli pubblicati da abrigliasciolta con la collaborazione di autori contemporanei che “praticano” abitualmente lo spazio libero per l’ospitalità con la poesia in azione.

E sabato mattina nella milanese Via Bistolfi c’erano numerosi studenti delle scuole medie superiori ed inferiori di Milano e Provincia e della Regione Lombardia a ricevere riconoscimenti dei presidenti della commissione Milo De Angelis e Nicoletta Vallorani. E c’erano anche tre donne, che hanno scelto di mettere l’uomo al centro portando nei luoghi di reclusione la poesia, il racconto, il rapporto con l’arte di fare, osservare e raccontare: Maddalena Capalbi per la Casa Circondariale di Bollate, Silvana Ceruti per quella di Opera ed Ombretta Diaferia per quella di Varese.

L’essere recidivo per Salaheddine Louiragui nel consumare poesia all’interno della Casa Circondariale di Varese, l’essere stato riconosciuto per la seconda volta responsabile di un buon uso della parola è valso per liberarla tra le mura del Pasolini di Milano, affidarla a trepidanti fanciulli poetiscrittorinerba ed ottenere un verdetto della commissione giudicatrice a sprone, non a punizione. Semplicemente per continuare a comunicare con l’altro. Fuori e dentro le mura delle parole.

17 maggio 2010
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Un commento a “Il carcere di Varese si segnala ancora per la poesia

  1. ombretta diaferia il 18 maggio 2010, ore 07:42

    un ringraziamento speciale a varesereport per aver dato spazio ad uno degli invisibili premiato con la seguente motivazione: “La condizione carceraria di isolamento e il tempo fermo che scandisce la vita quotidiana vengono rese in questa poesia con immagini crude ed efficaci. Lo scrivere è associato allo scolpire, per la forza e la incisività di questa arte figurativa e per il contatto con la materia. I simboli del tronco, dello specchio, si alternano con elementi della vita carceraria: le celle come tane, il televisore, i fogli del quaderno, in una “agghiacciante esperienza” che deve essere anche “speranza” ”

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