Gallarate

Buscaroli, una crociata per Modigliani. Al Maga

Beatrice Buscaroli e Angelo Crespi

Un numeroso seguito di pubblico ha assistito domenica pomeriggio al terzo incontro del ciclo di conferenze “Le verità che ho saputo cogliere”, dedicate ad Amedeo Modigliani in occasione de “Il mistico profano”, mostra che rimarrà allestita presso il nuovo MAGa di Gallarate fino al 19 Giugno prossimo. Dopo Roy Doliner e Arturo Schwarz, il testimone è passato a Beatrice Buscaroli, curatrice della mostra a fianco di Claudio Strinati ed Emma Zanella, nonché autrice della recente pubblicazione “Ricordi via Roma. Vita e Arte di Amedeo Modigliani”.

“Un artista mai imitato, poiché impossibile, ma molto copiato”. Parola della Buscaroli, che in un’ora e mezzo si è donata ai presenti, “scortata” da Angelo Crespi ed Emma Zanella, tenendo non una lectio magistris, né una conferenza dal taglio didattico e narrativo, quanto piuttosto una deposizione di difesa in favore dell’artista livornese.

Nomi e cognomi di storiografi che hanno distorto la verità, provocazioni dirette, bocciature di saggi e filmografia, “tirata d’orecchie” a critici che dimenticano la storia dell’arte, l’invito a rivedere e rileggere i documenti per cancellare il cliché di “artista maledetto”. Una “crociata” che si preannuncia ardua considerando gli spunti che hanno portato negli ultimi 90 anni a romanzare e sfalsare i tratti biografici di Modì: dalla teatralità delle pose in cui alcune fotografie l’hanno immortalato, all’abuso di droghe e alcool, dal gran numero di compagne e amanti avute, al suicidio della compagna Jean.

Tanti elementi che certo hanno fatto gola a coloro che hanno iniziato a mercificare l’arte di Modigliani, ma che non ne hanno minato l’integrità e il valore artistico. Questa la conclusione della relatrice che ha avanzato una nuova teoria sul Modigliani-scultore. L’artista non avrebbe abbandonato l’arte della terza dimensione per motivi di salute o difficoltà nell’acquistare la materia prima, quanto piuttosto per la sua incapacità. “Modigliani in realtà non ha mai imparato a scolpire; lui pensava all’opera, raggiungeva l’idea ma non sapeva lavorare. Il massimo approdo alla scultura sono le sue cariatidi e la sua forma è quindi una scultura dipinta, una sorta di scultura idealizzata, perché dietro alle figure c’è l’aria”.

Una conclusione, quella della Buscaroli, che apre nuove chiavi di lettura e che si potrà approfondire in occasione dell’ultimo incontro “L’immagine dell’uomo nelle lettere di Modigliani” che avrà luogo domenica 23 maggio alle ore 17 e che sarà tenuto da Elena Pontiggia.

17 maggio 2010 Chiara Palumbo redazione@varesereport.it
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