Lettere

Borghezio e la secessione

Proprio mentre si celebrano i 150 anni dell’Unità d’Italia e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si scaglia contro i “liquidatori” dell’integrità del Paese, l’europarlamentare della Lega Mario Borghezio gela i festeggiamenti: “La secessione non è eversiva, è un’idea bellissima, coltivata e promossa anche dai migliori spiriti della Resistenza”. Per il leghista la secessione apparterrebbe “al diritto internazionale secondo il principio di autodeterminazione dei popoli” e sarebbe “riconosciuta da tutte le Carte internazionali”. Insomma, “è un sogno bellissimo che nessuno potrà mai togliere a noi padani”.

Da qui la “lezione” a Napolitano: “Al Presidente – afferma Borghezio – la cui cultura giuridica e storica è fuori discussione, mi permetto di ricordare due cose: 1) il diritto all’autodeterminazione dei popoli è sacrosanto e riconosciuto da tutte le Carte internazionali, dall’ONU al Trattato di Lisbona; 2) i primi a parlare di ‘Nord libero’ furono alcuni fra i più puri e coerenti protagonisti della Resistenza, lesti a comprendere chi e come avrebbe inevitabilmente imbrigliato il ‘vento del Nord’, come poi è regolarmente avvenuto”. “Da un punto di vista storico, quindi, l’idea di secessione non è poi così eversiva…”.

Ciò premesso, chiunque, tra i lettori di questo quotidiano, sa che io ho sempre posto al primo posto della mia scala di valori la libertà, la difesa dei diritti di tutti, il rispetto delle leggi ma, prima di tutto e soprattutto, la libertà.

La libertà, per quanto mi riguarda, è l’uso della facoltà di scelta nel ventaglio delle scelte consentite dalle leggi e dalla Costituzione. E’ evidente, infatti, che uno non può prendersi la libertà di ammazzare un avversario, di non pagare le tasse o di attaccare l’unità del Paese per perseguirne la dissoluzione.

Questo possono farlo, in nome dell’autodeterminazione, i popoli costretti a convivere con altri popoli. E’ successo, ad esempio, in Cecoslovacchia fabbricata a tavolino alla fine della Prima guerra mondiale quando furono messe insieme la Slovacchia, dove si parla lo slovacco, con i boemi della attuale repubblica Ceka. Dopo la fine del comunismo, le due nazioni ceka e slovacca, hanno convenuto di separarsi in due repubbliche.

I canadesi di lingua francese chiesero ed ottennero un referendum secessionista per sostenere l’idoneità dei canadesi francofoni a costituirsi in nazione. Persero il referendum e tutto finì lì.

In Italia, non esiste una seconda etnia. Non esiste la Padania che è una geniale invenzione mediatica di Bossi. Non esistono una lingua padana, una storia padana e neanche un’identità padana. Idem per Sicilia e Sardegna cui sono state date regioni con fortissima autonomia.

Io amo la libertà e l’autodeterminazione e trovo giustissimo che ceki e slovacchi, popoli diversi, abbiano scelto democraticamente, di separarsi dando vita a due entità statuali distinte. Ma trovo abominevole che, in Italia, nel 2010, vi sia qualcuno che continui a perseguire l’obiettivo della secessione tra gli abitanti della Lombardia o del Piemonte e la Calabria o la Sicilia, o delle altre regioni italiane dove si parla italiano, o si parlano i dialetti, i “parlari patois” della comune e condivisa origine latina.

Non riconosco l’identità politica di queste entità locali. Non esiste. E se mai fosse esistita 150 anni fa, non esiste più oggi dopo che i popoli si sono fusi in terribili guerre, dopo che metà della popolazione del Sud si è trasferita al Nord, dopo che gli italiani hanno raggiunto l’unità linguistica attraverso la tv e poi internet, dopo l’unificazione attraverso le strade e ferrovie: sangue, rotaie, televisione, politica, storia comune, identità. Ciò che conta è l’identità e quella non la si può negare o accogliere, distruggere e rifiutare come si può rifiutare un piatto al ristorante. Quella c’è anche a prescindere da ciò che i cosiddetti secessionisti di oggi pretendono.

Una cosa è il federalismo e un’altra la secessione. La Lega nord, se vuole essere presa sul serio, deve chiarire qual è il suo vero obiettivo.

E, per favore, Borghezio e soci lascino stare improbabili e improponibili riferimenti alla Resistenza per tentare di giustificare le loro farneticanti teorie secessioniste! Nella Resistenza, infatti, come dimostra la Carta di Ventotene c’è stato un importante filone federalista ma sicuramente non secessionista.

Nel momento in cui essi chiedono non libertà individuale ma un’inesistente libertà etnica (giacché, tutti sanno che, in Italia, tranne forse in Valle d’Aosta e Alto Adige, non esistono etnie, ma, tutt’al più diverse ricette per la pasta), ritengo utile doverli avvertire che sbagliano se pensano di potere perseguire l’illegittimo scopo di una secessione in modo indolore, senza conseguenze, per “spappolamento”.

Noi italiani, infatti, amiamo la nostra Patria che ha un miliardo di orrendi difetti, fra cui cittadini codardi e opportunisti, ma che è e resta sempre la nostra Patria.

E non permettiamo a nessuno, in particolar modo a rappresentanti istituzionali come Borghezio, strapagati migliaia di euro ogni mese, che dovrebbero rappresentare non una parte politica ma tutto il nostro popolo, di minare le fondamenta e distruggere un Paese che, al suo interno, non ha identità diverse ma soltanto le normali differenze che hanno tutti gli altri Stati europei.

Fabrizio Mirabelli

Consigliere comunale PD

12 maggio 2010
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