Lettere

W tutte le mamme

Nel giorno che dedichiamo alle mamme, le nostre mamme che ancora ci sono o quelle che ci hanno lasciato, vorrei dire un grazie a tutte quelle mamme che nel silenzio, nella quotidianità camminano a fianco di figlie e figli con qualche disabilità psichica o fisica. Ne conosco diverse e tutte incredibilmente capaci di raccontare una gioia immensa. Mi vengono in mente le serate che il “mitico Bof” organizza spesso per metterci a parte di tante storie bellissime di difficoltà vinte attraverso lo sport, alla presenza di mamme e papà capaci di dare un senso profondo al misterioso “miracolo” di una figlia o un figlio disabile e con attorno una catena di volontari e amici. E mentre alcuni, spettatori per una sera, nel vedere questi ragazzi festanti sul palco non trattengono la commozione, le loro madri, queste donne grandi e solide come la roccia, sono capaci solo di sorridere, fare festa e lasciare che sia la gioia a segnare il passo della loro quotidianità.

Mi viene in mente la mia amica Giovanna, mamma di una bellissima ragazza down, che muove un’intera provincia per dire che “ la sindrome di down non è una malattia”, per informare e fare incontrare la società, le istituzioni attorno al problema della disabilità. Ma penso anche alla grande tristezza e forse angoscia con cui queste mamme devono accettare che la cronaca racconti di “piccoli bulletti annoiati” che a volte si prendono gioco di chi è disabile, meno reattivo, impedito da qualche handicap e fanno diventare notizia la loro, in realtà, piccolezza umana.

Mi vengono in mente tante mamme che con grande semplicità hanno i tempi e i sogni della loro vita scanditi dai tempi e dai sogni dei loro figli magari non autonomi. Ne incontriamo tante di queste donne nei nostri rioni e dentro questa nostra città.

E ancora mamme che hanno fatto la scelta di adottare e avere in affido proprio bambini in difficoltà: la nostra città è anche questo ed è ricca di tante situazioni davanti alle quale possiamo solo silenziosamente dire grazie.

La nostra Varese è preziosamente intessuta di tante belle storie quotidiane di mamme così: perché non istituire allora stabilmente a livello cittadino una giornata di festa dedicata a queste mamme, ai loro figli, alle persone che vivono loro accanto, compagni di scuola, di giochi, insegnati.

Sarebbe la risposta più incisiva a chi offende la disabilità, la forma di educazione più alta se scuola e città parlano ad una sola voce unendo obiettivi e percorsi e sarebbe un modo semplice ma gioioso di dire grazie.

Luisa Oprandi

9 maggio 2010
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