Lettere

Un Pd senza cultura

Il Pd on è ancora riuscito ad omologare le due anime originali: quella post-comunista e quella post-democristiana. Nelle ultime elezioni regionali i candidati di formazione cattolico-democratica sono quasi ovunque arrivati prima di quelli di sinistra nonostante che questi ultimi fossero sostenuti da un solido know-how organizzativo. In Lombardia gli unici sindaci vincitori a Lecco, Lodi e Sondrio sono ex popolari ma, nell’assegnazione degli incarichi, è prevalsa  l’egemonia diessina che ha relegato a ruoli simbolici chi proveniva da esperienze diverse e nell’ Emilia è stata fatta una vera e propria “pulizia etnica”.

Sotto questo aspetto il P.D. assomiglia troppo all’ex P.C.I. Il Partito Democratico non riesce a fare sintesi perchè non è stato capace di elaborare una cultura condivisa. Ciò non è un caso ma la logica conseguenza della mancata analisi della nuova società post-fordista e della realtà globalizzata che ha trasformato profondamento la politica e la cultura.

Soprattutto il Partito Democratico non riesce a “fare comunità”, a realizzare una esperienza politica complessiva e a coinvolgere dirigenti, iscritti e cittadini in una omogenea condivisione di vita, di principi e di valori.

La mancanza di radicamento del Partito non dipende dal numero dei circoli o dei “gazebo” bensì dalla separatezza e dalla autoreferenzialità del gruppo dirigente.

Il Partito non sa più parlare con gli operai, divenuti benestanti e consumisti, non attrae i giovani perchè non  presenta loro ideali ma soltanto vaghe possibilità di carriera, non si fa ascoltare dai “precari” che non si sentono di affidare alla politica il loro incerto futuro, fa fatica a dialogare con i commercianti, gli artigiani, i piccoli imprenditori. Così il Partito diventa un “guscio vuoto” che perde vloti a destra verso la Lega e a sinistra a favore dei gruppi radicali.

Presso l’opinione pubblica è passato il falso messaggio che il centro-destra affronta i problemi reali e le situazioni di emergenza, mentre in realtà non ha fatto molto per contrastare la grave crisi economica e per rimuovere le cause che l’hanno provocata. Fa leva sulla paura verso gli immigrati sottacendo che negli ultimi dieci anni i reati (salvo quelli commessi dai “colletti bianchi”) sono in costante diminuzione e sono in numero assai minore rispetto a un secolo fa. L’immigrazione non è solo quella irregolare ma è composta per metà da popolazioni provenienti dai Paesi dell’Europa orientale e di religione cristiana.

Viceversa il centro-sinistra pone temi apparentemente astratti, visioni che non fanno presa immediata sui problemi quotidiani e non ha messo in campo idee innovative rapportate ad un mondo reale.

Purtroppo la televisione ci ha abituati a considerare “reali” solo le “cose che si vedono” e ci ha reso incapaci di realizzare nella nostra mente il processo di astrazione che è il presupposto della politica. Libertà, eguaglianza, solidarietà, giustizia sociale sembrano infatti “concetti astratti” che però diventano effettivi attraverso buone leggi.

La politica non è più in grado di costruire un mondo futuro, una società migliore ma si limita a gestire l’esistente con interventi di corto respiro. Il centro-destra ha fatto breccia nel cuore della gente con tanta facilità perchè il centro-sinistra non è stato capace di illuminare le menti attraverso l’educazione civica, la formazione politica, l’esempio di un implegno alto e disinteressato.

Se c’è cultura ed esempio coerente i cittadini sono capaci di alzare lo sguardo dall’orizzonte, diversamente ciascuno pensa a sè stesso e ai propri interessi e la democrazia si fa più fragile e meno rassicurante. Il nuovismo senza cultura e senza pedagogia politica e lascia spazio al populismo.

Camillo Massimo Fiori

8 maggio 2010
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