Varese

Chiodi, un bravo giornalista col sorriso sotto i baffi

Da sinistra, Reggiori e Marantelli. Dietro, Bof

Non era un giornalista ufficiale, Carlo Chiodi, non aveva la tessera dell’Ordine dei giornalisti, eppure il direttore di Radio Missione Francescana era più giornalista che mai: aperto, sensibile, attento a tutto ciò che accadeva a Varese e fuori. Come ha ricordato Gianfranco Giuliani, giornalista della “Prealpina”, Chiodi era “un uomo leale e forte di una sua identità”. E poi, come ha ribadito Marina Corradi, giornalista di “Avvenire”, del giornalista aveva la caratteristica principale: la curiosità. E poi la capacità di testimoniare e non di “fare prediche”, uno dei vizi, spesso, dei giornalisti cattolici.

Un ritratto a tutto tondo di una personalità ricca e sfaccettata è uscito, al Teatrino Santuccio, nel corso della serata di presentazione del libro “Cappuccini e Brioches”. Un volume che, ad un anno dalla sua scomparsa, raccoglie i testi degli incontri di Carlo Chiodi con diversi protagonisti della vita di Varese avvenuti al microfono della radio dei Cappuccini di viale Borri. In copertina, il profilo di una cuffia e un bel paio di baffi, frutto della matita di Andrea Benzoni, a ricordare i tratti distintivi di Chiodi.

Una serata, quella condotta dal simpatico Roberto Bof, giornalista esperto di temi sociali, che non ha avuto il tono triste o solenne delle commemorazioni. Tanti amici hanno costruito un grande mosaico con piccole tessere fatte di ricordi, aneddoti, incontri con Chiodi. Magari piccoli dettagli, ma sono proprio questi che compongono la vita di ognuno di noi.

Tanti i ricordi che si sono intrecciati al Santuccio. Il deputato Daniele Marantelli ha ricordato le continue telefonate, tra viale Borri e la Camera, per seguire come andavano le cose politiche. Dal medico Alberto Reggiori è venuta la spiegazione dell’appartenenza di Chiodi a Cl, “non intesa come se fosse una scuderia o un club esclusivo, ma come qualcosa di aperto, che apriva al mondo”. Padre Gianni Terrazzi, presidente della radio, ha sottolineato come in Chiodi fosse forte la tensione a “comunicare da testimone ciò che è vero”. Ma quasi tutti hanno evocato la grande allegria di Chiodi, la capacità di divertirsi con gli amici e al lavoro.

Una delle testimonianze più toccanti è venuta dallo stesso Roberto Bof, a fine serata, quando ha ricordato come venne a sapere, dallo stesso Chiodi, al cellulare, della sua malattia. “Mi disse di avere un piccolo tumore e che mi sarebbe tornato a trovare quando sarebbe stato più presentabile. Quando ho saputo della nascita del nipote, ho capito che era con la faccia del nipote che voleva ripresentarsi a me”.

Un giornalista, Carlo Chiodi, di cui si sente la mancanza.

3 maggio 2010
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