Luino

L’affabulatore Camilleri seduce il Teatro Sociale

Camilleri riceve il Premio Chiara alla carriera da Ettore Mocchetti

Non dai classici, né dagli scrittori laureati, ha imparato a raccontare. Andrea Camilleri ha imparato l’arte del racconto da Minico, mezzadro del nonno, che nei momenti di pausa dal lavoro narrava ai compagni meravigliose storie di fantasia. Proprio grazie ai racconti “rubati” ai  contadini, il grande affabulatore di Porto Empedocle (Agrigento), il papà di Montalbano, ha appreso l’abc del racconto. Lo ha ammesso lui stesso, a Luino, in occasione del conferimento del Premio Chiara alla carriera. E nel cuore di parecchie sue opere, da “Il re di Girgenti” a “Maruzza Musumeci”, possiamo ritrovare ancora l’eco di quei lontani racconti uditi da ragazzo.

Molti lo vorrebbero candidato al Nobel, ma lui pensa a camminare sull’onda dei ricordi. Sul palco del Teatro Sociale di Luino, Camilleri parte da quando, regista in Rai, dirigeva Gino Cervi nel commissario Maigret. “Suo figlio è Montalbano, nel cuore di Montalbano scorre il sangue di Maigret”. E poi il rapporto con Piero Chiara. “Per me resta un modello, e quando pensavo di scrivere, avrei voluto scrivere come lui, perché la capacità di seduzione attraverso il racconto da parte di Chiara era strepitosa”. A Camilleri, autore de “Il nipote del Negus”, viene regalato un racconto di Chiara, dal titolo “Il cugino del Negus”, di cui l’autore siciliano ignorava l’esistenza.

Ma i ricordi vanno anche a cose più impalpabili, il rumore cullante del mare, l’odore del porto, il sapore del pesce appena pescato. Rumori, odori, sapori, alcuni perduti per sempre. Ritorna, invece, Pirandello, “Luigino Pirandello”: suonò alla porta di casa sua quando lui aveva dieci anni, indossando un “vestito da ammiraglio” (in realtà, da accademico d’Italia). Voleva rivedere nonna Caterina e quando la incontrò, la abbracciò affettuosamente. Un bel ricordo, che si intreccia con un Primo Maggio di sangue, quello di Portella della Ginestra, 1947.

Nonostante i suoi 85 anni, Camilleri è un raccontatore instancabile, incalzato dalle domande di Luca Crovi e Mauro Novelli. E su mafia e criminalità organizzata non si tira indietro e ironizza. “Sì, certo, sono invenzioni dei giornalisti cattivi, fatte per denigrare la Sicilia e l’Italia”. Confessa di stare per pubblicare tre nuove opere: un Montalbano dalle sfumature noir, “Acqua in bocca”, scritto a quattro mani con Carlo Lucarelli, e un dizionario. Riceve dalle mani di Ettore Mocchetti, direttore di AD, la targa alla carriera. Poi guadagna velocemente l’uscita, per godersi in pace una delle sue adorate sigarette.

2 maggio 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi